Rarità dal cinema italiano del dopoguerra

Programma a cura di Andrea Meneghelli

 

‘Rarità’ è un termine vago e soggettivo. In questa sezione, approfittando della ricchezza del cinema italiano, che ci permette ancora ampi margini di esplorazione, lo decliniamo in quattro forme.
1. Cortometraggi dei primi anni Cinquanta, da lungo tempo invisibili, girati, prodotti o interpretati da grandi nomi del cinema e dello spettacolo italiano (Zurlini, Blasetti, Maselli, Manfredi, De Sica e Zavattini…), restaurati a partire da materiali su supporto infiammabile. Si tratta di un programma formato da sei film che presentano profonde difformità di stili, temi e ispirazioni, ma che ci confermano appieno come la sensibilità di un autore possa esprimersi pienamente e compiutamente anche nel cinema corto.
2. Un lungometraggio uscito nelle sale in una forma lontana dalle intenzioni del regista, e qui riproposto in una ricostruzione che si vuole avvicinare il più possibile a quell’originale perduto che il pubblico non ha mai potuto vedere. Stiamo parlando del magnifico L’amore povero, uno dei pochi lungometraggi di un regista che ci è molto caro, Raffaele Andreassi, al quale abbiamo già dedicato un piccolo omaggio nel festival di tre anni fa. Il film uscì nel 1963, con scarso successo, in una versione rimaneggiata a cui era stato appiccicato il titolo pruriginoso I piaceri proibiti.
3. Lavori di personalità che non troverete in nessun libro di cinema, vale a dire i sorprendenti 16mm e Super8 girati coi pazienti dal professor Gustavo Gamna, direttore dell’Ospedale psichiatrico di Collegno, capaci di superare ampiamente la stretta documentazione per porsi come autentici viaggi nella schizofrenia.
4. Alcuni documentari girati con abilissima mano da Gian Luigi Polidoro negli anni Cinquanta, tra gli aspri paesaggi sardi, i traffici della laguna veneziana e un teatro di pupi siciliani. Oltre all’inedita bellezza dei lavori, in questo caso ci ha convinto l’unicità dei materiali a disposizione: pellicole che portavano i segni palesi di un grande investimento spettacolare (al tempo stesso CinemaScope, Ferraniacolor e quattro piste magnetiche), che riproponiamo nelle copie 35mm originali dell’epoca, le stesse che furono proiettate per la prima volta settant’anni fa.

Andrea Meneghelli