DARK HEIMAT

A cura di Olaf Möller

Alla fine degli anni Quaranta e nei primissimi anni Cinquanta vengono prodotti alcuni rari film in cui le preoccupazioni del presente e i ricordi dolorosi e vergognosi del passato recente sono al centro di storie che si svolgono ai margini della Germania e dell’Austria, in un altrove rurale rappresentato dalle regioni alpine. In termini di genere, questi film affondano le radici in ciò che sarà presto definito Heimatfilm: opere ambientate in specifici paesaggi i cui abitanti sono visti come esempio delle tradizioni necessarie ad affrontare le sfide della vita (urbana) moderna. Ma rispetto agli Heimatfilm classici queste gemme hanno più a che fare con il noir (Die Alm an der Grenze, 1951) o l’horror (Die seltsame Geschichte des Brandner Kaspar, 1949), dialogano con l’espressionismo (Die Sonnhofbäuerin, 1948) e con il neorealismo (Bergkristall, 1949), e offrono opinioni politiche completamente discordanti rispetto alle narrazioni ufficiali dell’epoca. Poco conosciuti e visti perfino nei loro paesi d’origine, questi film aprono squarci inaspettati su un periodo di transizione della Germania e dell’Austria e delle loro cinematografie.

Die Sonnhof-bäuerin (1948) di Karl Kurzmayer & Wilfried Fraß • Die Frau am Weg (1948) di Eduard von Borsody • Die seltsame Geschichte des Brandner Kaspar (1949) di Josef von Báky • Bergkristall (Caino! / Mountain Crystal, 1949) di Harald Reinl • Geheimnisvolle Tiefe (Profondità misteriose / Mysterious Shadows, 1949) di Georg W. Pabst • Die Martinsklause (The Cloister of Martins, 1951) di Richard Häussler • Die Alm an der Grenze (T. alt.: Der Berg der Liebe, 1951) di W. Janssen & F. Antel