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4 MOSCHE DI VELLUTO GRIGIO

Dario Argento
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Dario Argento

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Mercoledì 26/08/2020
21:15

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4 MOSCHE DI VELLUTO GRIGIO

Scheda Film

Quattro mosche di velluto grigio sigilla, insieme all’iniziale, frenetico biennio di attività registica di Dario Argento (tre film in due anni), anche la trilogia ‘zoosimbolica’ con cui si apre la sua filmografia e chiude, nellostesso modo, un periodo del suo cinema. […] Il set è dislocato fra Milano e Torino, in una simbiosi metropolitana suggestiva e indeterminata dove scivola la fotografia fredda e raffinata di Franco Di Giacomo; Ennio Morricone firma l’ultima delle sue tre partiture iniziali per Argento (i due si rincontreranno un quarto di secolo dopo per La sindrome di Stendhal), la più ‘pop’ e meno sperimentale; il fido Luigi Cozzi, poi regista, allievo ed esegeta del maestro, firma la sceneggiatura insieme al regista e a Mario Foglietti. […] Il terzo film di Argento è, ancora, una riflessione sullo sguardo: non l’ultima, forse nemmeno la più linguisticamente decisiva, ma di certo quella in cui l’interazione con le altre ossessioni dell’autore (la follia, la messinscena, il sogno, la maschera) è più compiuta e, infine, ‘liquidata’. Massacro e menzogna, tensione e inganno, traumi infantili e vendette servite a freddo si mescolano – qui come mai prima né più nel cinema argentiano – anche con i meccanismi del comico. In questa contestualizzazione Argento inserisce elementi continuamente depistanti, ricordandoci – ancora insieme a Hitchcock e a Fritz Lang – che, se ‘anche i boia muoiono’, pure i flashback mentono. O i flashforward.

Roberto Pugliese in Argento vivo. Il cinema di Dario Argento tra genere e autorialità, a cura di Vito Zagarrio, Marsilio, Venezia 2008

Volevo raccontare la storia di una coppia, un marito e una moglie che vivono sotto lo stesso tetto ma che non sanno nulla l’uno dell’altro, ognuno di loro può avere dei segreti inconfessabili, tremendi. […] In questo film ho esasperato tutto ciò che avevo appreso fino a quel momento, ho cercato di ottenere il massimo dell’inventiva utilizzando i macchinari più strani. Per la sequenza finale ho usato la Pentazet, una macchina che apparteneva all’Università di Lipsia che la utilizzava per lo studio della fusione dei metalli, l’unica al mondo a raggiungere una velocità di ripresa di 18.000 e – in teoria – 30.000 fotogrammi al secondo. Noi siamo riusciti ad arrivare a 12.000 fotogrammi con un procedimento particolare. Il risultato finale è una splendida e fluidissima sequenza al rallentatore.

Dario Argento, Intervista a Dario Argento. L’occhio che uccide, a cura di Fabio Maiello, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1996

Cast and Credits

Sog.: Dario Argento, Luigi Cozzi, Mario Foglietti. Scen.: Dario Argento. F.: Franco Di Giacomo. M.: Francoise Bonnot. Scgf.: Enrico Sabbatini. Mus.: Ennio Morricone. Int.: Michael Brandon (Roberto Tobias), Mimsy Farmer (Nina Tobias), Jean- Pierre Marielle (Gianni Arrosio), Bud Spencer (Diomede), Stefano Satta Flores (Andrea), Marisa Fabbri (Amelia), Oreste Lionello (il professore). Prod.: Salvatore Argento per Seda Spettacoli, Universal Productions France. DCP. D.: 104’. Col.