ZAZA

Allan Dwan

Sc.: Albert Shelby Le Vino. F.: Hal Rosson. In.: Gloria Swanson, H. B. Warner, Ferdinand Gottschalk, Lucille La Verne, Mary Thurman, Yvonne Hughes, Riley Hatch, Roger Lytton, Ivan Linow. P.: Famous Players-Lasky Corp. 35mm. L.: 1813m. D.: 80’ a 20 f/s
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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Gloria Swanson nacque a Chicago, il 27 marzo 1898: il padre era capitano dell’esercito. Nel 1915, alla fine degli studi, ottenne di lavorare per la Essannay in parti di poco rilievo. Continuò a fare la comparsa finché nel 1916 Mack Sennett le fece ottenere un contratto con la Keystone. La Swanson partecipò a numerose comiche, e si fece subito notare per l’espressiva bellezza del viso, gli splendidi occhi chiari e uno spiccato temperamento artistico. Fu quindi chiamata a lavorare da De Mille in varie commedie drammatiche, fra le quali Beyond the Rocks (1922) dove, scintillante di collane e vibrando di piume e di frange respinge languidamente Rodolfo Valentino. Scritturata dalla Paramount, lavorò sotto Sam Wood e Allan Dwan, riuscendo ad arricchire di una maggiore varietà di toni le proprie interpretazioni. Passò quindi alla United Artists e produsse da sola i propri film. Con Sadie Thomson, di Raoul Walsh, rinnovò completamente la tecnica di recitazione, annullando o quasi la stilizzazione sofisticata per creare un personaggio non più artificiale ma il più possibile autentico. All’avvento del sonoro si iscrisse a un corso di dizione e di recitazione, ma i suoi nuovi film non furono accolti con entusiasmo dal pubblico, e la Swanson si mise a fare la figurinista e la giornalista. Dal 1945 tentò la strada di Broadway prima di ritrovare il grande successo cinematografico, nel 1950 con Sunset Boulevard. Quello stesso anno trionfò sul palcoscenico in Twentieth Century. In seguito la sua carriera proseguì, in tono minore, fra la radio e la televisione.

 

A un tratto i flash scattarono, un mormorio corse la folla e sotto i riflettori della tv apparve Gloria Swanson. Sfolgorò il bianco dei quadrati denti aggressivi e dei tondi bulbi degli occhi attorno alle iridi d’acciaio, piena di forza e allegria in quella bruna e pesante carne di veterana. Ecco, il cinema, questa infinita potenza e vitalità che la gente confusamente cercava in quest’atrio, era lei, Gloria Swanson, la progenitrice, venuta dalla favolosa età dell’oro di Hollywood fin qui, e la sua disinvoltura, il suo muoversi e parlare facendo convergere tutto il movimento della folla su di lei, aveva un fondo di polemica, era il rimprovero del veterano alle generazioni non altrettanto piene di vigore. Entrò in sala e quando fu scomparsa tutti si sentirono più pallidi e insicuri.

Italo Calvino, “Venezia primo tempo. L’inaugurazione”, Cinema Nuovo, n. 42, 1 settembre 1954

Copia proveniente da

Preservato negli anni ’70 da un nitrato della collezione AFI/Paramount