UN HOMME MARCHE DANS LA VILLE

Marcello Pagliero

Sog: dall’omonimo romanzo di Jean Jausion. Scen.: Marcello Pagliero, Robert Scipion. F.: Nicolas Hayer. M.: Nicole Marko. Scgf.: Maurice Colasson. Int.: Jean-Pierre Kérien (Jean Sanviot), Yves Deniaud (Albert), Ginette Leclerc (Madeleine Laurent), Robert Dalban (André Laurent), Grégoire Aslan (Ambilarès), Grégoire Gromoff (Olen), Dora Doll (la ragazza), André Valmy (il commissario), Fabien Loris (Dago), Fréhel (la donna di Buck). Prod.: Sacha Gordine per Les Films Sacha Gordine. 35mm. D.: 85’.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Di un dramma privato in cui si affrontano una moglie sessualmente frustrata e un marito collerico e amareggiato che affoga nel vino le sue difficoltà coniugali e professionali, Pagliero fa una tragedia ordinaria in cui le trame del destino e del caso si intrecciano per far morire, quasi in modo fortuito, lo scaricatore di porto licenziato. Saldamente radicato nella vita quotidiana dei portuali di Le Havre – Pagliero mostra il lavoro delle squadre, i capicantiere, il padrone che controlla e condanna, il povero nero malato di tubercolosi che rifiuta di far valere i suoi diritti e che morirà dopo un’agonia, vegliato da un’anziana coraggiosa (Fréhel è forte e commovente come in Il bandito della Casbah) –, il film ha il suo fulcro narrativo nel bar d’Albert (Yves Deniaud) dove si bevono bianchini di giorno e cognac o whisky la sera: ecco l’attacco al morale della classe operaia, secondo il titolo del celebre articolo di Roger Boussinot su “L’Écran français”. Là si ritrovano i marinai e le ragazze, i portuali e i poliziotti che indagano sulla morte dell’operaio precipitato nel grande bacino di carenaggio. Pagliero descrive tutto questo senza la minima fioritura; osserva e descrive i comportamenti, senza esprimere alcun giudizio morale; delega al suo protagonista, il capocantiere Jean (Jean-Pierre Kérien), il compito di essere ‘l’uomo che cammina per la città’, una specie di intermediario legato a tutti i personaggi del dramma, uno che osserva e che annega nell’alcol una sorta di disperazione che appare come indifferenza. E poi, sullo sfondo, c’è la presenza eccezionale di Le Havre: all’epoca delle riprese nel giugno-luglio 1949 è ancora in gran parte distrutta, una città di rovine, di terreni abbandonati dove i panni si asciugano su grandi stenditoi, di chiese solitarie, di case che cadono a pezzi sostenute da stralli di legno, di bambini che giocano in mezzo alle macerie (pensiamo a Germania anno zero di Rossellini).

 

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