THE WIZARD OF OZ

Victor Fleming

T. it.: . Sog.: dal romanzo Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum. Scen.: Noel Langley, Florence Ryerson, Edgar Allan Woolf. F.: Harold Rosson. M.: Blanche Sewell. Scgf.: Cedric Gibbons. Mus.: Herbert Stothart. Int.: Judy Garland (Dorothy), Frank Morgan (il mago di Oz), Ray Bolger (Hunk, lo spaventapasseri), Bert Lahr (Zeke, il leone codardo), Jack Haley (Hickory, l’uomo di latta), Billie Burke (Glinda), Margaret Hamilton (Gulch, la cattiva strega dell’Est), Charley Grapewin (zio Henry), Clara Blandick (zia Emma). Prod.: Mervyn LeRoy per Metro-Goldwyn-Mayer · DCP. Col.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Nonostante il grosso budget, The Wizard of Oz fu solo uno dei quasi cinquanta film prodotti dalla MGM nel 1939. Non ebbe un gran successo, e anche i critici ne furono piuttosto delusi. Ci vollero vent’anni per recuperare i costi. Eppure è passato alla storia come uno dei film americani più celebri, e questo è paradossalmente merito del nemico: la televisione. La CBS cercò di assicurarsi i diritti televisivi per Gone with the Wind, e quando non ci riuscì fece un’offerta poco convinta per The Wizard of Oz. L’affare andò in porto e il film finì per essere trasmesso così spesso che l’America si ritrovò a fissare ipnotizzata uno strano riflesso di sé. Il film si trasformò in un Evento, in un Fenomeno.
I bambini prodigio andavano per la maggiore. Per il ruolo della protagonista furono contattate dapprima Shirley Temple e Deanna Durbin. Fu l’insistenza di Arthur Freed a determinare la scelta di Judy Garland. Molti erano perplessi per l’ingresso nella produzione di Victor Fleming, che era considerato un ‘regista per maschi’. Ma Fleming era anche padre affezionatissimo di due bambine, e questo fattore essenziale si rispecchiò nel film. Il regista aveva quel ‘piglio infantile’ che mancava a Richard Thorpe, cui era stata inizialmente affidata la regia. George Cukor trascorse qualche giorno sul set e insistette sul fatto che la ragazzina fosse vera, una normale ragazzina del Kansas. Tutti i registi che seguirono rimasero fedeli al concetto. L’autenticità di Dorothy, il fatto che voglia davvero tornare nel Kansas, tiene insieme il film. Un altro grande regista, King Vidor, diresse la sequenza più famosa, Over the Rainbow, che rischiò di essere scartata in fase di montaggio. Ma ancora una volta intervenne Arthur Freed, argomentando in maniera convincente la necessità della scena nella transizione emotiva dal Kansas al paese delle meraviglie.
La situazione di base è stata a volte interpretata in chiave psicoanalitica. Dorothy è un’orfana che parte alla ricerca del padre e della madre e tenta di risolvere il rompicapo della propria vita in un mondo onirico. Un tornado spazza via la sua casa nella grigia fattoria e all’improvviso Dorothy si ritrova in un mondo meraviglioso e multicolore.
Il collegamento tutto interno tra Oz e la MGM è un punto essenziale che fa di questo film una delle creazioni hollywoodiane più pure, quasi una ‘confessione’. La fiaba riflette il mondo degli Studios: il (solo) mondo che i suoi creatori conoscevano davvero. La meraviglia che emana da Over the Rainbow articola il rapporto tra la MGM e lo spettatore, e dopo la visione quest’ultimo può tornare al suo mondo grigio e malinconico rendendosi comunque conto che “nessun posto è bello come casa propria”. Il sublime e il cinismo si incontrano, come in molti altri film di Hollywood, nelle esatte proporzioni che lo spettatore desidera. Il sogno ha svolto il suo compito: per un momento il bambino è riuscito a entrare in un mondo nel quale ha potuto accettare se stesso e la banalità della sua vita.
Peter von Bagh , Elämää suuremmat elokuvat II [I film ‘bigger than life’ II], Otava 1993
Peter von Bagh scrisse due poderosi volumi tratti da una popolare trasmissione radiofonica di cento puntate di un’ora ciascuna sui grandi capolavori del cinema, i film ‘bigger than life’.

 

Copia proveniente da

Restauro digitale realizzato da Warner Bros. in 4K a partire dai negativi camera originali Technicolor a tre matrici, conversione in 3D completata a risoluzione 2K. La conversione in 3D è stata un progetto lungo e complesso avviato dalla Warner Bros. con una scansione ad altissima risoluzione del negativo camera originale Technicolor. L’immagine in 2D restaurata è stata poi trasformata creando una mappa di profondità per ciascun fotogramma per costruire le immagini in 3D e determinare le distanze dal punto di osservazione. È poi seguito un lungo processo (in cui è stato usato il rotoscope) per perfezionare ulteriormente le distanze e stratificare forme e oggetti. Copia master realizzata nel 2014 alla Warner Bros. Motion Picture Imaging di Burbank. Conversione 3D effettuata da Prime Focus. Un ringraziamento speciale alla George Eastman House che ha fornito i materiali usati nel restauro