THE CRIMINAL CODE

Howard Hawks

Sog.: da una pièce teatrale di Martin Flavin; Scen.: Seton I. Miller, Fred Niblo Jr.; F.: James Wong Howe, L. William O'Connell; Mo.: Edward Curtis; Scgf.: Edward Jewell; Mu.: Sam Perry (non accred.); Su.: Glenn Rominger; Int.: Walter Huston (Warden Brady, il direttore del carcere), Phillips Holmes (Robert Graham), Constance Cummings (Mary Brady), Mary Doran (Gertrude Williams), DeWitt Jennings (Gleason), Boris Karloff (Galloway), John Sheehan (McManus), Otto Hoffman (Fales), Clark Marshall (Runch), Arthur Hoyt (Nettleford), Ethel Wales (Katie), John St. Polis (Dr. Rinewulf), Paul Porcasi (Spelvin), Hugh Walker (Lew), Jake Vance (reporter), James Guilfoyle (detective Doran), Lee Phelps (detective Doherty); Prod.: Harry Cohn per Columbia Pictures Corporation; Pri. pro.: 3 gennaio 1931
35mm. D.: 97'. Bn

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

 

Precedente di tredici anni il primo film con Bogart, Codice penale si collega magistralmente al filone penitenziario del cinema americano. Nella prospettiva sempre appassionante dei film sui forzati, e non senza qualità anche negli eccessi, l'opera di Hawks testimonia di una bella libertà di temperamento e di un senso acuto della violenza e della crudeltà.
L'universo concentrazionario dei penitenziari e dei bagni penali ha ispirato molti melodrammi dove l'eroe, condannato ingiustamente, finiva per riabilitarsi rifiutando di partecipare ad una rivolta (...). Prendendo qui di contropiede questa tema assai sgradevole, il cineasta si è principalmente misurato a far sentire il peso dei giorni che passano senza che nulla cambi per il recluso, se non il raffreddarsi del suo cuore e l'indurimento della sua anima. Scarpe chiodate degli uomini in cammino, sferragliamento delle gavette, grida che preludono alla rivolta: il tono è quello di un reportage. Non c'è nessun rovesciamento finale che dia moralmente ragione ai rappresentanti dell'ordine. Moralista che critica la delazione, Hawks scopre la ferocia.
Certo, l'andamento sincopato della costruzione drammatica è interamente sottomesso ad uno stile di narrazione stabilito a priori e che, in un certo senso, lo trasmuta. Ma è a livello dei personaggi che si opera il décalage: il regista li spinge al parossismo logico, talvolta macabro (Walter Huston che si fa rasare da un detenuto patentato tagliagole), creando così dei caratteri intrinsecamente avvincenti e tali che la loro avventura diviene per essi "l'unica possibile".
(Jean-Claude Missiaen, Howard Hawks, Editions Universitaires, Parigi, 196)

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