THE BIGAMIST

Ida Lupino


T. it.: La grande nebbia. Sc.: Collier Young, da un soggetto di Larry Marcus e Lou Schor. F.: George E. Diskant. Mu.: Leith Stevens. M.: Stanford Tischler. Scgf.: James W. Sullivan. Su.: Dick Tayler, Howard Wilson. Ass.R.: Gordon McLean, Herbert E. Mendelson. Cast: Joan Fontaine (Eve Graham), Edmund Gween (Mr. Jordan), Ida Lupino (Phyllis Martin), Edmund O’ Brien (Harry Graham), Kenneth Tobey (Tom Morgan), Jane Darwell (Mrs. Connelley), Peggy Maley (telefonista). Prod.: Akers; 35mm. D.: 80’ a 24 f/s. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Costruito sulla confessione che un bigamo rilascia a un inquirente, il film mostra un uomo ordinario e molto vulnerabile diviso tra due donne ugualmente oneste (Ida Lupino interpreta mirabilmente il ruolo di Phyllis, mentre Joan Fontaine è la prima moglie). Egli ha mentito a entrambe ed è completamente responsabile. Eppure Ida Lupino non opprime quest’uomo debole e imprudente con un femminismo aggressivo. I suoi tre personaggi si scontrano infatti con le complicazioni della vita e il desiderio di maternità della donna acquista in un certo senso l’aspetto di un destino sociale. Lo studio dei comportamenti procede insieme al delicato studio dei sentimenti, dei rapporti tra i sessi, che conferisce una sottile risonanza a una trama comunque risolta in uno stato di crisi. […] Ida Lupino, nel cinema americano, appare come una personalità eccezionale. Da un lato le registe erano pochissime, prima di questi ultimi anni e dei movimenti femministi. Dall’altro Ida Lupino, passando dietro la macchina da presa, è stata la prima a mostrare la donna nei suoi rapporti con l’uomo come Hollywood non aveva mai fatto.

Jacques Siclier, in «Les Cahiers de le Cinémathèque», n. 28, 1978

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