SHIN HEIKE MONOGATARI

Kenji Mizoguchi

Sog.: dal romanzo omonimo di Eiji Yoshikawa. Scen.: Masashige Narusawa, Hisakazu Tsuji, Yoshikata Yoda. F.: Kazuo Miyagawa. Scgf.: Hiroshi Mizutani. Mus.: Fumio Hayasaka. Int.: Raizo Ichikawa (Kiyomori), Narutoshi Hayashi (Torodai), Tatsuya Ishiguro (Tokinobu), Michiyo Kogure (Yasuko), Yoshiko Kuga (Tokiko), Akitake Kono (Heiroku), Tamao Nakamura (Shigeko), Shunji Natsume (Imperatore Toba), Ichijiro Oya (Tadamori), Mitsusaburo Ramon (Ryokan). Prod.: Daiei. DCP. Col.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Sono solo due i film a colori di Mizoguchi: li diresse entrambi nel 1955, un anno prima di morire. Mentre Yokihi (L’imperatrice Yang Kwei Fei), coproduzione con la Shaw Brothers di Hong Kong, attingeva al passato storico della Cina medievale, Shin Heike Monogatari era una produzione nazionale ambientata in Giappone alla fine del periodo Heian, epoca in cui il paese era tormentato dalla guerra civile tra i clan rivali Taira e Minamoto. Tratto da un romanzo di Eiji Yoshikawa, scrittore famoso per le sue rivisitazioni di grandi classici e per un romanzo epico sulla vita del celebre spadaccino Musashi Miyamoto, il film è una libera riproposizione del romanzo epico medievale Heike Monogatari (Il racconto della famiglia Taira), che narra il declino e la caduta del clan Taira. Se l’originale medievale sottolineava le tematiche dell’impermanenza e del castigo karmico, la versione di Mizoguchi è pervasa dal fiducioso razionalismo del dopoguerra.
Il film è uno dei più belli e decorativi di Mizoguchi, ma il suo stile è anche estremamente funzionale e si serve abilmente del colore per esprimere toni e atmosfere. Secondo il direttore della fotografia Kazuo Miyagawa, Mizoguchi “usava sempre il colore come un elemento del progetto complessivo. Per esempio, prima di andare in battaglia Kiyomori è infuriato; in quel momento il cancello alle sue spalle è di un rosso feroce. Il rosso era il colore dell’ira. Il blu quello della tristezza, così come il nero”. Quando il film fu proiettato negli Stati Uniti il critico del “New York Times” Eugene Arthur ne elogiò le “composizioni liriche color pastello” e osservò che i “crudeli monaci calvi, i violenti guerrieri, gli aristocratici deboli e spaventati si distinguono vividamente per le sfumature dei costumi oltre che per il loro comportamento primitivo”.
La penultima opera di Mizoguchi fu un momento importante per un’altra illustre figura del cinema giapponese, Raizo Ichikawa, allora al suo secondo film. Grazie al suo bell’aspetto e all’immagine sensibile ma carismatica, Ichikawa diventò una star del cinema giapponese prima della prematura scomparsa per un tumore avvenuta nel 1969.

Copia proveniente da

Restaurato da National Film Center