SHAB-E GHUZI

Farrokh Ghaffari

[La notte del gobbo] Scen.: Farrokh Ghaffari, Jalal Moghaddam. F.: Gerium Hayrapetian. M.: Ragnar. Mus.: Hossein Malek. Int.: Pari Saberi (la padrona di casa), Khosro Sahami (il gobbo Ahmad), Mohamad Ali Keshavarz (Jamal, il barbiere), Farrokh Ghaffari (l’assistente di Jamal) Paria Hakemi, Farhang Amiri. Prod.: Iran Nema Studio.  35mm. L.: 2494 m. D.: 91’. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Questa commedia nera che si svolge nell’arco di una notte narra le peripezie di un gruppo di attori teatrali, del padre di una sposa, di un barbiere e del suo aiutante (interpretato dallo stesso Ghaffari) per disfarsi di un cadavere sullo sfondo dei quartieri alti di Teheran, dove si fa festa sulle note di Ray Charles.
Il fatto che questo pionieristico film d’essai sfugga alle classificazioni è dovuto in parte alla resistenza di Farrokh Ghaffari a lasciarsi incasellare: autentico cinefilo e intellettuale che disapprovava una società vista come focolaio di inganno e corruzione, era anche un funzionario di quelle istituzioni che avevano contribuito a tale arretratezza culturale.
Ghaffari aveva vissuto in Europa dall’età di dieci anni. Assiduo frequentatore della Cinémathèque di Parigi, strinse amicizia con Henri Langlois: con il suo incoraggiamento, nel 1949 fece ritorno in Iran per dar vita all’equivalente iraniano della Cinémathèque, il Kanoon-e Melli-e Film, che fino alla rivoluzione ospitò 616 proiezioni.
Dopo aver diretto vari cortometraggi, Ghaffari realizzò Jonoub-e Shahr (South of the City) sotto l’influsso del cinema neorealista. Il film, messo al bando per la sua rappresentazione della povertà, fu rimontato qualche anno dopo e proiettato, senza il nome del regista, con il titolo di Reghabat Dar Shahr (Rivalry in the City). Dopo il deludente ArusKodumeh? (Who’s the Bride?, 1959), Ghaffari adattò una novella delle Mille e una notte ambientandola nel presente: Shab-e ghuzi, girato con pochi soldi e uscito nel febbraio del 1965, era una sorta di Congiura degli innocenti iraniana che con il suo rispetto per il folklore e il mordace ritratto dei ceti alti annunciava un nuovo punto di partenza per il cinema nazionale. Pur prendendo consapevolmente le distanze dai film di cassetta dell’epoca, Shab-e ghuzi aveva in comune con la produzione Filmfarsi (il cinema commerciale iraniano) alcuni personaggi-tipo. Ciò nonostante il film fu un fiasco al botteghino, anche se ricevette una buona accoglienza ai festival europei, venendo elogiato anche da Georges Sadoul.
Dopo Shab-e ghuzi Ghaffari girò solo un altro film (Zanbourak, The Running Canon, 1975). Negli anni Settanta svolse funzioni esclusivamente amministrative per conto di varie istituzioni e partecipò all’organizzazione del Festival delle arti di Shiraz. Alla fine del 1978 era impegnato a proiettare film dei fratelli Lumière, di Méliès e di Edison a Teheran: mancavano solo quattro mesi alla rivoluzione, in seguito alla quale Ghaffari tornò a Parigi per restarvi fino alla morte, nel 2006.

 

Copia proveniente da

Preservato nel 2014 da National Film Archive of Iran a partire dal negativo originale 35mm