Sceneggiatura inedita di Federico Fellini e Bernardino Zapponi per un film non realizzato (1970-1971)

Italia, 2010 Dossier a cura di Roberto Chiesi; Interventi (documenti d’archivio): Federico Fellini, Bernardino Zapponi, Ingmar Bergman; Mo.: L’Immagine Ritrovata; Prod.: Cineteca di Bologna, in collaborazione con Museo del Cinema di Torino; Betacam D.: 30’. Col.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“La Nave dei copioni morti; quella terribile nave fantasma che percorre mari gelidi e ventosi, carica di sceneggiature che il vento lacera e sparge sulle acque verdastre... Se la sceneggiatura di Storia d’amore (progetto da realizzare per fare coppia con Ingmar Bergman) è stata portata via dal vento, mi è rimasto però un primo trattamento, scritto con Fellini”. Così scriveva Bernardino Zapponi nel 1995, due anni dopo la morte del regista, presentando nel suo libro Il mio Fellini (Marsilio) sette pagine di quel misterioso trattamento per un mediometraggio scritto con il Maestro e mai realizzato. Doveva essere l’episodio da affiancare ad un altro, diretto da Ingmar Bergman, per un dittico, Love Duet (Duetto d’amore), di cui ha invece visto la luce solo la parte realizzata da quest’ultimo, ma nelle dimensioni di lungometraggio: Beroringen / The Touch (in Italia L’adultera). Il progetto di Love Duet era stato commissionato da un produttore statunitense, Martin Poll, per la Universal, e sarebbe poi passato nelle mani di Alberto Grimaldi della PEA. Intitolata nell’ultima stesura Una donna sconosciuta (o La donna sconosciuta), in realtà la sceneggiatura non era stata portata via dal vento ma giaceva nascosta fra le mille e mille pagine dello studio di Zapponi, amorosamente conservato dalla vedova Françoise Rambert nelle stesse condizioni in cui l’aveva lasciato il marito alla sua morte, nel 2000. All’origine esisteva un originale racconto di Zapponi, L’effeminazione, di cui Fellini si innamorò (come testimonia una lettera a Grimaldi) ma che finì per abbandonare in favore di Roma (1972) e Amarcord (1973). Se è vero che numerosi progetti non realizzati da Fellini (a cominciare dal leggendario Viaggio di G. Mastorna) hanno ‘nutrito’, in vari modi, i film poi condotti a termine, anche il progetto di Una donna sconosciuta finì per ‘fertilizzare’ alcuni momenti di Roma (in particolare, la bellissima sequenza del raccordo anulare), La città delle donne, e soprattutto Amarcord. Nell’ultima stesura, infatti, Fellini aveva deciso di ambientare la storia della metamorfosi vissuta dall’industriale Raul in una piccola città di provincia alla frontiera fra Emilia e Romagna, tra il 1922 e il 1928. Lo sfondo sarebbe stato appunto l’Italietta, con “i fascisti, degli erotomani imbecilli, violenti, infantili; gli aristocratici, che li sostengono per viltà e masochismo, il clero, intrallazzone: maschere lugubri di un Carnevale privo d’immaginazione”. Ma, a differenza del film del 1973, Una donna sconosciuta (almeno sulla carta) sarebbe stato incentrato su una storia angosciosamente individuale, con un’atmosfera cupa che sembrava riecheggiare quella di Toby Dammit. Anche la disperazione e le corse affannose del protagonista in automobile ricordano la storia dell’attore inglese venuto a Roma per girare un film e tormentato dalla visione ricorrente di una bambina diabolica. Ma, nelle pagine della sceneggiatura di Fellini e Zapponi, è affascinante anche la dimensione di “messa in scena”, meticolosa e ossessiva, che Raul adempie per ‘resuscitare’ la presenza della donna scomparsa, prima facendola impersonare da una prostituta e poi incarnandola egli stesso. Le descrizioni delle “regie” di Raul, sembrano quasi una paradossale evocazione del metodo di lavoro dello stesso Fellini, alle prese con un corpo e un volto da modificare per farlo aderire ad un’immagine mentale. Quale attore protagonista, aveva scelto inizialmente Robert Vaughn, uno dei protagonisti de I magnifici sette ma poi affiorò anche il nome di Mastroianni. Questo dossier ricostruisce la storia e l’inabissamento del progetto, riunendo per la prima volta i materiali del laboratorio di questo film mai realizzato: un filmato della conferenza-stampa di Fellini e Bergman a Roma, nel gennaio 1969, che avrebbe dovuto segnare l’avvio del film, il soggetto, gli appunti e i disegni di Fellini (che sembrano adombrare la fisionomia di Vaughn), la sceneggiatura inedita e le sue emanazioni nei film successivi del Maestro.

Roberto Chiesi

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