Samson

Andrzej Wajda

[Sansone] Sog.: Kazimierz Brandys. Scen.: Kazimierz Brandys, Andrzej Wajda. F.: Jerzy Wójcik. M.: Janina Niedźwiecka. Scgf.: Leszek Wajda. Mus.: Tadeusz Baird. Int.: Serge Merlin (Jakub Gold), Alina Janowska (Lucyna), Elżbieta Kępińska (Kazia), Jan Ciecierski (Józef Malina), Tadeusz Bartosik (Pankrat), Władyslaw Kowalski (Fialka), Irena Netto (la madre di Jakub). Prod.: Zespół Filmowy Droga, Studio Filmowe Kadr. 35mm. D.: 117′. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

 

Capitolo essenziale nell’indagine di Andrzej Wajda sui miti degli eroi e dell’eroismo, Samson è uno dei suoi capolavori meno noti. Liquidato all’epoca come “storicamente non convincente”, il film segue le vicende di un giovane ebreo, dal tumultuoso clima universitario degli anni Trenta ai ghetti della Seconda guerra mondiale. Il film mette in luce il fatto che l’antisemitismo non fu portato in Polonia dai nazisti ma traeva origine dalle preesistenti condizioni sociali del paese. Nel complesso – come osservò Bolesław Michałek – Samson è il primo film di Wajda in cui vengono specificate le cause delle dinamiche storiche e non ci si accontenta di lasciare che i personaggi vengano soffocati dalle inevitabili e disastrose conseguenze della guerra e della persecuzione. Ma soprattutto Samson è un film di guerra esistenzialista, interiorizzato. Il protagonista è predestinato a morire, come i personaggi di I dannati di Varsavia e Cenere e diamanti, ma non è questa la sua vera tragedia. La sua vera tragedia è che sembra stranamente slegato dalle lotte e dalla sofferenza del suo popolo. Diversamente da altri registi che hanno trattato il tema dell’Olocausto, Wajda non trasforma automaticamente il suo protagonista in un eroe solo perché fugge e si nasconde dai suoi persecutori. Lo rende invece consapevole del fatto che in condizioni di estrema oppressione non basta sopravvivere passivamente per giustificare la propria esistenza. Il protagonista è interpretato in modo memorabile da un attore francese alla sua prima apparizione sullo schermo, Serge Merlin, la cui fisionomia sfida lo stereotipo dell’ebreo. La sensuale fotografia di Jerzy Wójcik (Cenere e diamanti, Eroica, Madre Giovanna degli angeli, Il faraone) è fondamentale per l’intensa atmosfera del film. Le immagini di Samson che restano maggiormente impresse sono distanti dalle visioni effettistiche del ghetto create da Agnieszka Holland o Roman Polanski: a colpire qui è la neve che cade silenziosa sulle rovine, è la solitudine cosmica di un uomo nei chiaroscuri di una lotta che non sembra nemmeno la sua.

Petteri Kalliomäki

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