ROMA

Federico Fellini

Sog., Scen.: Federico Fellini, Bernardino Zapponi. F.: Giuseppe Rotunno. M.: Ruggero Mastroianni. Scgf.: Danilo Donati Mus.: Nino Rota. Int.: Peter Gonzales (Fellini ragazzo), Fiona Florence (Dolores), Pia De Doses (principessa Domitilla), Marne Maitland (la guida alle catacombe), Renato Giovannoli (cardinale Ottaviani), Elisa Mainardi (la moglie del farmacista), Galliano Sbarra (il presentatore), Norma Giacchero (l’intervistatrice), Alvaro Vitali (il ballerino). Prod.: Turi Vasile per Ultra Film, Les Productions Artistes Associés. DCP. D. : 130’. Col.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Quando vidi Roma la prima volta – e poco tempo prima, nei giorni in cui stava girando, di notte, la ‘festa de noantri’ a Trastevere, avevo potuto passare un intero pomeriggio o quasi a discutere apertamente con lui del suo cinema, nello studio che aveva allora in via Sistina – mi parve di assistere a due film diversi, divisi per blocchi, intrecciati per blocchi. Tornai a vederlo due, tre volte, con insaziata avidità e voglia di ragionarci sopra, tal quale mi era accaduto per La dolce vita quando avevo vent’anni.
Si poteva distinguere Roma in due parti. Un primo blocco riguardava una Roma che era finalmente quella carnale violenta volgare del Belli (non quella ‘buonista’ degli zavattiniani e post-zavattiniani), mentre il secondo affrontava immaginosamente (e riuscendo pur sempre a sbalordire) ambienti che potessero, scrissi, sollevare sorpresa ed entusiasmo negli stranieri e non solo negli italiani – un passato ‘archeologico’, una sfilata di moda vaticana… Sì, mi dicevo, “è del poeta il fin la meraviglia” (e mettevo insieme allora, in questo programma, Fellini e Kubrick come ultimi maghi alla Méliès, da contrapporre agli eredi dei Lumière, e mi stupivo che Fellini fosse stato l’allievo più diretto di Rossellini…). Ma c’è meraviglia e meraviglia, e quella che nasce da un’esperienza diretta mi sembrava in Roma più forte di quella immaginata, dilatata.
Insomma la Roma felliniana più vera mi sembrava quella più vissuta, che era infine anche quella del Bidone, di Cabiria, quella ‘vera’ scoperta da Moraldo il provinciale, il vitellone riminese, prima che diventasse il Marcello reporter sconcertato e travolto dalla ‘Capitale’.
Nella recensione che scrissi a suo tempo di Roma (il ’68 era ancora ben vivo) scrissi della sequenza finale della traversata di inidentificabili giovani in moto attraverso i luoghi topici della Città detta Santa…, che era l’inquieta visione felliniana del futuro, che non si trattava di “angeli sterminatori ed estranei” ma di “futuri impiegati di ministero che voteranno fiamma” (leggi, oggi, Di Maio o Salvini…). Quel che è venuto fuori è un misto che non potevamo prevedere, né Fellini né, nel mio piccolo, io. Resta ed è feroce la nostalgia di un artista che cercava e talvolta anche sbandava, ma che scrutava e cercava, che intuiva o capiva. E sbalordiva soprattutto per questa sua straordinaria capacità.

Goffredo Fofi

Copia proveniente da

Restaurato in 4K nel 2019 da Cineteca di Bologna in collaborazione con Titanus e con il sostegno di Hollywood Foreign Press Association presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata