Pytel Blech

Vera Chytilová

T. int .: A Bag of Fleas. Sog ., Scen .: Věra Chytilová. F .: Jaromír Šofr. M .: Marie Čulíková. Su .: Gustav Houdek, Jan Kindermann, Benjamin Astrug. Int .: Helga Čočková (voce di Eva Gálová). Prod .: Krátký film Praha DCP. D .: 44′. Bn

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Durante la lavorazione non feci differenza tra documentario e film di finzione, che dal punto di vista dell’avventura sono molto simili. Le convenzioni mi irritavano, volevo giungere a una forma d’espressione autentica”, dice Vera Chytilová a proposito del suo secondo mediometraggio, ambientato in un pensionato che ospita le operaie di una fabbrica tessile della Boemia orientale. La giovane regista, alla sua prima prova da professionista, narra le condizioni di vita di un gruppo di ragazze tra i 15 e i 18 anni, mettendo in luce il loro lavoro alla fabbrica e il conflitto con gli educatori e muovendosi al confine tra fiction e linguaggio documentario.

Il film, prodotto dallo Studio di documentazione scientifica e popolare della Krátký film Praha, doveva essere un’indagine sociologica su un gruppo di apprendiste adolescenti. Ma fin dall’inizio la regista si basò su una sceneggiatura: tutto era già organizzato in partenza e probabilmente niente di quello che capitava alle ragazze era realmente successo. Sarebbe però potuto succedere, a loro o ad altre giovani. Le attrici dilettanti aggiunsero una buona dose di improvvisazione ai dialoghi, così che le parole finirono per corrispondere alla loro vita e al loro sistema di valori, riflettendone la ‘verità interiore’. La Chytilová non nascose la sua simpatia per la ribellione di una delle ragazze contro il sistema educativo, vedendovi una battaglia per il rispetto e il diritto alla privacy nella struttura collettiva. L’atteggiamento della regista e la tematica controversa suscitarono scalpore e lunghe discussioni, tanto che il film fu ufficialmente approvato quasi un anno dopo.
I critici vi videro la testimonianza di un nuovo stile cinematografico, influenzato dal cinéma vérité. Lo sguardo della Chytilová sulla realtà è rafforzato dalla tecnica di ripresa in soggettiva di Jaromír Šofr: il pensionato ci viene presentato attraverso gli occhi della nuova arrivata Eva, che appare solo alla fine del film e descrive l’ambiente che la circonda con un monologo interiore ricco di elementi gergali. Grazie a Eva conosciamo la storia dell’amica Jana, che si distingue per la sua natura provocatrice e ribelle, una costante dell’opera della Chytilová. Da un soggetto apparentemente banale incentrato sull’ingenuità e la fragilità adolescenziali la regista ha saputo trarre un film sulla contrapposizione tra la vita interiore degli adolescenti e il mondo adulto.

Briana Cechová

 

Copia proveniente da

Il restauro digitale è stato realizzato a partire dai negativi camera originali e dalla copia positiva d'epoca presentata alla 24 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica (1963) e conservata presso l'Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia . Il restauro è stato effettuato da L'Immagine Ritrovata di Bologna e Universal Production Partners di Praga nel 2012