MODERN TIMES

Charles Chaplin

Scen., M., Mus.: Charles Chaplin. F.: Rollie Totheroth, Ira Morgan. Scgf.: Charles D. Hall, Russell Spencer. Int.: Charles Chaplin (il Vagabondo), Paulette Goddard (la Monella), Henry Bergman (il padrone del ristorante), Chester Conklin (il capo-meccanico), Tiny Sandford (Big Bill), Hank Mann, Louis Natheaux (scassinatori), Allan Garcia (il direttore della fabbrica). Prod.: Charles Chaplin per United Artists. DCP. D.: 88’. Bn.
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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Tempi moderni è il film del Ventesimo secolo, una riflessione in cui si riassumono felicità e incubo, libertà e alienazione, la condizione dell’uomo e il suo punto di vista su ciò che accadeva intorno a lui nel secolo che stava vivendo – scrive Peter von Bagh. È un film magistralmente minimalista ma dagli enormi orizzonti, un salto verso l’ignoto e la crudeltà”.
È una crudeltà nuova, kafkiana, perché gli avversari non sono più i prepotenti o i poliziotti di quartiere, in cui in fondo è ancora presente un’idea di umanità, ma, suggerisce Ejzenštein, qualcosa di più grande: “Prima, il grande picchiava il piccolo, che veniva battuto senza pietà. È l’uomo che batte l’uomo. Ma ora avviene anche di peggio: l’uomo è battuto dalla società”.
Punto di fusione ideale tra il personaggio di Charlot e la Storia collettiva, Tempi moderni è una perfetta sintesi dell’umanesimo chapliniano e di tutto il suo cinema precedente. Incalzato da chi voleva attribuirgli un nuovo ruolo di cineasta politico, Chaplin rispondeva, qualche mese prima dell’uscita del film: “Con questo film non mi propongo di trattare alcun problema politico e sociale. I miei eroi saranno degli operai. Il mio personaggio è l’uomo. Non l’ho mai battezzato; non ha nome: è l’uomo”.
Ed ecco allora che il proponimento del film, dichiarato nel cartello di apertura, di raccontare una “storia di industria e di impresa individuale – un’umanità che si batte alla ricerca della felicità” si cristallizza in due immagini simbolo, destinate a essere racchiuse in una capsula del tempo per raccontare il Novecento a chi non è ancora al mondo: Charlot/operaio intrappolato negli ingranaggi della macchina – “un panorama dell’animo moderno dipinto a mano, un ‘primo piano psichiatrico’, un quadro cubista” – e il Vagabondo e la Monella per strada – per von Bagh “la più riuscita rappresentazione della felicità umana che sia stata mai portata sullo schermo”.

Cecilia Cenciarelli

Copia proveniente da

Restaurato da Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata in collaborazione con The Criterion Collection. Musica composta da Charles Chaplin, restaurata e diretta da Timothy Brock