LIGHTS OUT IN EUROPE

Herbert Kline

Scen.: James Hilton. F.: Alexandr Hackenschmied, Douglas Slocombe. M.: Herbert Kline. Mus.: Werner Janssen. Int.: Fredric March (voce narrante). Prod.: Herbert Kline, Films for Peace, Inc. DCP. D.: 63’. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Uscito nell’aprile del 1940, Lights Out in Europe offre, per citare B.R. Crisler del “New York Times”, “la prima panoramica della crisi mondiale in tutte le sue infinite ramificazioni politiche, economiche, razziali, propagandistiche e brutalmente militari che sia mai stata portata sullo schermo”. Opera di Herbert Kline, membro del collettivo newyorkese di sinistra Film and Photo League, e del fotografo e montatore ceco Alexandr Hackenschmied (in seguito noto come Hammid), questo angosciante documentario offre un’immagine dell’Europa sull’orlo della guerra. Dalle truppe naziste che entrano nella città libera di Danzica (prontamente filmate da Kline e dal suo giovane operatore, Douglas Slocombe, qui al suo primo incarico professionale), ai londinesi che dispongono sacchi di sabbia lungo le sponde del Tamigi scrutando ansiosamente il cielo in attesa della prima ondata di bombardieri tedeschi.
Con un testo scritto dal romanziere britannico James Hilton (Lost Horizon) e letto dall’attore Fredric March, Lights Out in Europe era rivolto a un pubblico americano ancora incerto sull’eventuale ruolo degli Stati Uniti nel conflitto europeo. Con le sue indelebili immagini di rifugiati in fuga dalle truppe naziste, comprese le strazianti conseguenze di un attacco aereo contro un treno che trasportava donne e bambini verso il confine polacco, il documentario espone le sue ragioni senza indorature propagandistiche. Per John Ford, citato nelle inserzioni pubblicitarie sui giornali, Lights Out in Europe era “l’uso più intelligente finora fatto della macchina da presa” mentre la rivista comunista “New Masses”, leale al patto di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica, ammonì severamente i suoi lettori scrivendo che “avrebbero fatto meglio a stare alla larga dal film”.

Dave Kehr

 

La recensione del film

Copia proveniente da

Restaurato nel 2017 da MoMA presso il laboratorio Deluxe a partire da un frammento del negativo nitrato e un positivo 16mm completo