La Folie Des Vaillants

Germaine Dulac

Sog.: dal romanzo Makar Čoudra di Maksim Gorkij. Scen.: Germaine Dulac. F.: Paul Parguel, Maurice Forster. Int.: Raphaël Liévin (Loïko Sodar), Lia Loo (Radda), Castelluci (Lenka). Prod.: Cinégraphistes Français. 35mm. L.: 844 m. (l. orig.:: 1250 m). D.: 46′ a 18 f/s. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Questo avvincente ritratto simbolista di un amore appassionato tra due zingari è uno dei capolavori più singolari e sottovalutati di Germaine Dulac. Secondo la sua compagna di una vita Marie-Anne Colson-Malleville, Dulac considerava La Folie des vaillants il proprio film roi. Per Dulac, che si iscrisse ufficialmente all’S.F.I.O. (Partito socialista francese) nel 1925, l’anno in cui girò questo film, e che aveva sempre creduto fermamente nella parità sociale, il racconto di Gorkij su due zingari (idealmente socialisti, ribelli, e dunque progressisti e anti-capitalisti per natura) offriva una cornice adeguata entro cui concepire una costruzione alternativa dei ruoli di genere.
Ribaltando i termini dei rapporti di potere tra marito e moglie, La Folie des vaillants non dovette lasciare insensibili coloro che coltivavano ideali femministi nella Francia della metà degli anni Venti. Nel 1925 le femministe avevano chiesto una revisione del Codice Napoleonico, che impediva alle donne di gestire i loro beni economici, istituzionalizzava la disuguaglianza tra coniugi e restringeva la potestà genitoriale. Il film di Dulac mise in netto rilievo l’ingiustizia di quei provvedimenti così limitativi della libertà femminile.
Malgrado il budget ridotto del film, una clausola del contratto garantiva a Dulac “completa libertà artistica”. Ciò nonostante, per motivi connessi alla distribuzione commerciale fu costretta a negoziare sulla questione del conservatorismo morale e dei ‘gusti del pubblico’. Con l’audacia artistica e il senso degli affari che le erano consueti, preparò diversi finali – questo, più radicale, e un altro, più commerciale – che gli esercenti potevano ordinare su richiesta. Soprattutto, Dulac vide in questo film un’opportunità senza precedenti per attuare la sua idea di cinema come “sinfonia visiva” fatta di “vita”, “movimento” e “ritmo”. Massimizzando l’associazione ritmica tra le immagini e minimizzando l’importanza della recitazione, della fotografia, della trama e delle scenografie, per Dulac e il suo “cinema della suggestione” d’ispirazione femminista, La Folie des vaillants era “un passo avanti verso l’assuefazione del pubblico alla sinfonia visiva, in cui la cosiddetta azione ‘teatrale’ non sarebbe stata nulla e la sensibilità… sarebbe stata tutto”.

Tami Williams

 

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