LA BELLE ET LA BÊTE

Jean Cocteau

T. it.: La bella e la bestia. T. int.: Beauty and the Beast. Sog.: dal racconto omonimo di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont. Scen., Dial.: Jean Cocteau. F.: Henri Alekan. M.: Claude Ibéria. Scgf.: Christian Bérard. Mus.: Georges Auric. Su.: Jacques Carrère, Jacques Lebreton. Int.: Jean Marais (Avenant/La Bestia/Il principe), Josette Day (Belle), Mila Parély (Félicie), Nane Germon (Adélaïde), Marcel André (padre di Belle), Michel Auclair (Ludovic), Jean Cocteau (narratore). Prod.: André Paulvé per Discina. Pri. pro.: 29 ottobre 1946 DCP. D.: 94’. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Si è fatto ricorso alle note e alle copie di riferimento stabilite da Henri Alekan durante il restauro del 1995. Il diario tenuto da Cocteau durante le riprese del film (La Belle et la Bête, Journal d’un Film) ha ugualmente fornito preziose indicazioni riguardo alla tonalità e alla qualità visiva desiderate dall’autore-regista.

Tutti conoscono il racconto di Madame Leprince de Beaumont, un racconto spesso attribuito a Perrault perché si trova vicino a Peau d’Ane sotto la prestigiosa copertina della Bibliothèque Rose. Il postulato del racconto richiede la fede e la buona fede dell’infanzia. Voglio dire che bisogna crederci in partenza e ammettere che cogliere una rosa possa trascinare una famiglia nell’avventura, che un uomo possa essere trasformato in una bestia e viceversa. Simili enigmi indispongono gli adulti facili ai pregiudizi, fieri dei loro dubbi, armati di derisione. Ma ho la tracotanza di credere che il cinema che mostra l’impossibile possa azzardare di imporlo, in qualche modo, e di mettere un caso singolare al plurale.
Spetta a noi (cioè a me e ai miei collaboratori, che siamo una sola cosa) evitare quelle inverosimiglianze che disturbano ancor più nell’inverosimile che nella realtà. Non si può portare in primo piano ciò che è distante, o rendere in maniera sfocata ciò che è vicino. Perché il mistero possiede le sue leggi, che sono simili a quelle della prospettiva. Le linee di fuga sono così impeccabili e l’orchestrazione così delicata che la minima nota falsa stonerebbe. Non dico ciò che ho fatto ma quello che conto di fare, per quanto possibile. Il mio metodo è semplice: non ricercare la poesia. Essa deve venire da sé. Il solo udire il proprio nome sussurrato la spaventa. Cercherò di costruire un tavolo. Starà a voi mangiarvi, esaminarlo o farne legna da ardere.

Jean Cocteau, Beauty and the Beast. Dia- ry of a Film, Dove Publications, New York 1972

Copia proveniente da

Restaurato da SNC – Groupe M6 e La Cinémathèque française, con il sostegno del Fonds Culturel Franco Américain – DGA MPAA SACEM WGAW