KHANEH SIAH AST

Forough Farrokhzad

Scen.: Forough Farrokhzad. F.: Soleiman Minassian. M.: Forough Farrokhzad. Int.: Forough Farrokhzad (voce narrante), Ebrahim Golestan (voce narrante). Prod.: Golestan Film Studio. 35mm
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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Il 13 febbraio [1967] alle 16.30, Forough Farrokhzad è morta in un incidente automobilistico a Teheran. Era una dei più grandi poeti persiani contemporanei, ed era anche una cineasta. Aveva realizzato Khaneh siah ast, un cortometraggio sui lebbrosi, gran premio a Oberhausen, ma praticamente sconosciuto in Europa. Un capolavoro. Farrokhzad aveva trentatré anni. Era fatta in egual misura di magia e di energia, era la regina di Saba descritta da Stendhal. Per il suo primo film, aveva puntato dritto verso l’inguardabile: la lebbra, i lebbrosi. Se era necessario lo sguardo di una donna, se è sempre necessario lo sguardo di una donna per stabilire la giusta distanza con il dolore e la bruttezza, senza compiacimenti e senza commiserazione, il suo sguardo ha ulteriormente trasformato il suo soggetto, e aggirando l’abominevole trappola del simbolo è arrivata a collegare, per sovrappiù di verità, questa lebbra a tutte le malattie del mondo. Tanto che Khaneh siah ast può essere considerato il Las Hurdes iraniano, e che il giorno in cui i distributori francesi ammetteranno che si può essere iraniani, ci accorgeremo che Forough Farrokhzad ha dato di più in un solo film di tante persone dal nome più facile da ricordare.

Chris Marker, “Cinéma 67”, n. 117, giugno 1967

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