HERRLICHE ZEITEN

Günter Neumann, Erik Ode

Sog.: Günter Neumann. Scen.: Günter Neumann, Fritz Aeckerle, Hans Vietzke. F.: Fritz Arno Wagner. M.: Walter Wischniewsky. Mus.: Werner Eisbrenner. Int.: Willy Fritsch (August Schulze), Bruno Fritz (il presentatore), Edith Schollwer (cantante), Erik Ode (cantante), Tatjana Sais (cantante), Ewald Wenck (cantante). Prod.: Alf Teichs, Heinz Rühmann per Comedia-Filmgesellschaft mbH. 35mm. D.: 95’. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Uno dei film più bizzarri del 1949 è questa mescolanza di found footage e cabaret. Guardando Herrliche Zeiten qualcuno si chiederà forse: ma non ho già visto qualcosa di simile? Be’, c’è Wir Wunderkinder (Finalmente l’alba, 1958) di Kurt Hoffmann, uno dei pochi film tedeschi degli anni Cinquanta a essere stati applauditi e premiati sulla scena internazionale, tratto da un soggetto del geniale ispiratore di Herrliche Zeiten, l’artista di cabaret Günter Neumann. Dal punto di vista strutturale i film sono simili: entrambi seguono un uomo qualunque – chiamato qui August Schulze (interpretato dal Willy Fritsch di Film ohne Titel) e lì Hans Boeckel – in più o meno mezzo secolo di storia tedesca dai tempi dell’ultimo imperatore del Reich, Guglielmo II, alla fine della Seconda guerra mondiale. Ci sono alcune fondamentali differenze: in primo luogo, Neumann e Ode presentano la Storia attraverso un collage di film preesistenti (forniti dal collezionista Albert Fidelius) mentre Hoffmann gira un film tutto di finzione, compresi alcuni cruciali spezzoni di ‘cinegiornale’; in secondo luogo, Schulze non ha un contraltare sgradevole che lo faccia sembrare meno colpevole, mentre Boeckel di tanto in tanto si imbatte in Bruno Tiches, subdolo speculatore divenuto nazista e poi pezzo grosso del miracolo economico; infine, Ode e Neumann hanno sicuramente meno speranze per Schulze di quante Hoffmann ne nutra per Boeckel: le elezioni nella Repubblica Federale diedero ragione allo scetticismo dei primi, mentre la visione rosea di Hoffman fu travolta dagli sviluppi successivi. Herrliche Zeiten è uno strano film di mezzo: un bell’esempio dello spirito che caratterizzava l’epoca dell’occupazione, ma abbandonato in una giovane Repubblica Federale che di quello spirito non si curava (forse perché la gente colpevolmente intuiva che avrebbe dovuto?). Finì che andò così male al botteghino che la società di produzione Comedia (di proprietà della superstar Heinz Rühmann) dovette dichiarare fallimento.

Olaf Möller

Copia proveniente da

per concessione di Nachlass Agentur – Ms. Annette Thewes