EDVIN LAINE

Peter von Bagh

Scen.: Peter von Bagh. F.: Jukka Kurkikangas, Petteri Evilampi. Prod.: Antti Väisänen, Jarkke Penttilä, Leena Tomminen per Nordisk Film, Yle Asia TV1 Viikottaisohjelmat . DCP. D.: 74’. Bn e Col.

 

 

info_outline
T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Von Bagh ha sempre avuto uno strano rapporto con Edvin Laine: i suoi film gli piacevano, anche se spesso non li considerava buoni o particolarmente degni di nota: troppo artificiosi, troppo poco istintivi, troppo puliti e limati, tradivano i trascorsi teatrali dell’autore. E tuttavia questa produzione è stata a lungo considerata rappresentativa del cinema finlandese. Niskavuoren Heta (1952), il primo di tre film su Niskavuoren diretti da Laine, e l’adattamento di Tuntematon Sotilas (1955) di Väinö Linna ne sono le vette, o almeno i titoli canonici. È anche importante osservare che Laine era considerato affidabile in tutti i sensi: perché otteneva sempre budget giganteschi quando ne aveva bisogno – come per il film epico in due parti e della durata di oltre cinque ore Täällä pohjantähden alla (1968) e Akseli ja Elina (1970), ancora tratto da Väinö Linna –, e perché veniva ‘invitato’ a occuparsi di produzioni giudicate politicamente importanti (fu il caso di Luottamus, 1975, che co-diresse con Viktor Tregubovič). Forse a von Bagh l’uomo piaceva più dei suoi film – certamente fu commosso dal fatto che l’anziano regista parlasse di lui con affetto nonostante l’asprezza con cui aveva giudicato i suoi film; Laine chiese perfino il suo aiuto per girare un ultimo film, su Jean Sibelius. E von Bagh trovò sicuramente splendide molte scene di Laine, dato che i suoi film ne sono pieni: pare che Laine fosse per lui soprattutto un regista dai momenti memorabili. E, come osserva Andrew Sarris in The American Cinema (1968) a proposito di Leo McCarey: “Dopo un numero sufficiente di momenti magnifici, bisogna supporre la presenza di uno stile personale anche se è difficile da descrivere”.

 

 

Copia proveniente da