CINICO TV

Franco Maresco e Daniele Ciprì

Ideaz.: Franco Maresco; F.: Daniele Ciprì; Mo.: Daniele Ciprì, Franco Maresco; Int.: Pietro Giordano, Giovanni Lo Giudice, Marcello Miranda, Giuseppe Paviglianiti, Francesco Tirone, Carlo Giordano, Giuseppe Filangeri, Natale Lauria,
Gaetano Lo Nano, Angelo Balistreri; Voce: Franco Maresco; Prod.: Daniele Ciprì, Franco Maresco per RAITRE
DigiBeta D. selezione di 60′. Col

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Nascere a Palermo è una specie di condanna, ma non sono mai andato via perché mi sarebbe sembrato un tradimento. D’altra parte non immagino Cinico Tv in nessun altro posto al mondo”. Per Franco Maresco, isolato e geniale regista palermitano, la sua città è stata palcoscenico degradato in bianco e nero della comicità surreale proprio mentre attorno il tritolo della mafia ricontrattava le quote di pote-re e influenza in una Seconda Repubblica allora nascente. Ruderi, immondizia, rottami, mutande, peti e rutti sono entrati dallo schermo tv all’ora di cena nelle case degli italiani nella primavera del 1992, accendendo feroci dibattiti culturali sui confini del trash e dell’estetica del brutto, sul senso del post storico e del post umano. Era il mondo poetico e disperato del ciclista Francesco Tirone, del petomane Giuseppe Paviglianiti, del cantante fallito Giovanni Lo Giudice, delle ‘schifezze umane’ Carlo e Pietro Giordano, dell’afasico uomo in mutande Miranda, dei frenetici fratelli Abbate. Oggi, a quasi vent’anni dall’esordio della serie televisiva andata in onda su RAI 3 e poi replicata in frammenti all’interno di Fuori Orario e Blob, la Cineteca di Bologna ripropone l’intera produzione cinica di Daniele Ciprì e Franco Maresco (…). Vent’anni fa quel dialetto (quei corpi, quei paesaggi, quei silenzi, quel degrado) era la voce autentica, senza filtri né doppiaggi, di una città diventata il centro di produzione dell’orrore nazionale. Mentre tv e giornali (e poi un cinema e le fiction seriali da dimenticare) sbattevano in faccia agli italiani le immagini in bianco e nero di una Palermo che aveva partorito i mostri mafiosi in azione a Capaci e, poco dopo, a via D’Amelio. Accanto all’emozione e allo sgomento che scorrevano a fiumi nella televisione pubblica e privata, sfociando, spes-so, nella retorica arrendevole di una classe politica in dissoluzione, con un coraggio oggi impensabile RAI 3 mostrava le radici dell’orrore, in una operazione di realismo televisivo mai più ripetuta. E che tutt’oggi resta probabilmente l’azione più forte di smitizzazione della mafia mai compiuta in televisione (…). Immagini dal sapore anche profetico, con l’ode di Tirone a Berlusconi, ancora semplice imprenditore, crudele parodia di un successo elettorale di là da venire ma già perfettamente innestato nell’animo del cittadino, palermitano o italiano, “folle di Dio”, come dice Maresco.
(Giuseppe Lo Bianco, Adesso è cinico il cofanetto, “Il Fatto Quotidiano”, 31 mar-zo 2011)

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