CINÉTRACT 66

DCP. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Che cos’è un cinétract?
Sono 2’44’’ (una bobina 16mm di 30 metri a 24 f/s) di film muto a tema politico, sociale o altro, destinati a suscitare la discussione e l’azione.
Scegliamo di esprimere attraverso i cinétract i nostri pensieri e le nostre reazioni!

Perché?
Per: contestare – proporre – scioccare – informare – interrogare – affermare – convincere – pensare – gridare – ridere – denunciare – coltivare.

Con cosa?
– Una parete, una macchina da presa, una lampada per illuminare la parete.
– Documenti, fotografie, giornali, disegni, manifesti, libri, ecc. un pennarello, nastro adesivo, colla, un metro a nastro, un cronometro.
– Idee.

Come?
L’ordine dei documenti da filmare (e la loro durata) è fondamentale. Occorre quindi preparare una piccola sceneggiatura o un piano di lavoro.
Partire da un’idea semplice, scomporla in immagini a seconda del materiale disponibile, sapendo allo stesso tempo andare oltre ‘la prima stesura’ e rinunciare all’effetto troppo ambizioso. Ridurre il testo (bei cartelli ben leggibili come ai tempi del cinema muto) all’essenziale: il massimo della chiarezza, della concisione, dell’effetto.
Prima delle riprese fare una prova, cronometro alla mano, per stabilire la durata di ciascuna inquadratura. Per i testi è semplice, devono durare il tempo necessario a una ‘lettura lenta’. Per quanto riguarda le immagini, bisogna ‘sentire’ il ritmo: in funzione del particolare impatto dell’immagine, del suo rapporto plastico con ciò che la precede e ciò che la segue, del ruolo che le viene attribuito (informazione – commento – punteggiatura – vibrazione). La successione di immagini è un discorso legato più o meno strettamente al discorso descritto. L’impatto e la possibile efficacia del cinétract sono dati dalla varietà e dalle interazioni di questi discorsi.
Usare se possibile lo zoom, non per l’‘effetto zoom’ (da riservare ai rarissimi momenti in cui è indispensabile) ma per guadagnare tempo facendo inquadrature molto precise (primi piani su documenti, dettagli di documenti…) senza muovere la macchina da presa.
Filmare (immagine per immagine se il modello di macchina da presa lo consente, altrimenti controllando il cronometro) il cinétract in sequenza, nell’ordine di proiezione e senza “bianchi” intermedi. Tipicamente, il cinétract deve essere proiettato senza montaggio. Deve essere pronto a essere utilizzato non appena esce dal laboratorio.
Presentiamo una decina di cinétract all’inizio di altrettante proiezioni di lungometraggi.

Copia proveniente da