AKAI JINBAORI

Satsuo Yamamoto

Sog.: da una pièce di Junji Kinoshita. Scen.: Hajime Takaiwa. F.: Minoru Maeda. Scgf.: Kazuo Kubo. Mus.: Masao Ooki. Int.: Kanzaburo Nakamura the 17th (Gentazaemon Araki), Kyoko Kagawa (Shino Araki), Yunosuke Ito (Jinbei, il custode del mulino), Ineko Arima (Sen, moglie di Jinbei), Masao Mishima (Uemon), Shobun Inoue (Tota), Jun Tatara (Taneomi), Ton Shimada (Kurosuke). Prod.: Shochiku. 35mm. Col.

info_outline
T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Questo jidai-geki (film in costume) comico, girato con il procedimento a colori nipponico Konicolor e pervaso di umorismo e di satira politica, vede l’esordio al cinema del leggendario attore kabuki Kanzaburo Nakamura XVII (1909-1988) nel ruolo del protagonista, un magistrato del periodo Edo che si innamora della bellissima moglie del mugnaio e tenta di sedurla durante una festa paesana notturna durante la quale il cosiddetto yobai (intrusione notturna, cioè lo scambio di mogli) è consentito per tutta la durata del suono dei tamburi. Ineko Arima, che impersona la moglie, era stata una diva della compagnia interamente femminile del teatro Takarazuka e sarebbe stata ricordata per le sue interpretazioni in Tokyo boshoku (Crepuscolo di Tokyo, 1957) e Higanbana (Fiore d’equinozio, 1958) di Yasujiro Ozu, e in Ningen no joken (La condizione umana, 1958-1961) di Masaki Kobayashi.
Salutato dal recensore di “Kinema Junpo” come un capolavoro del cinema nazionale, il film è tratto da un’opera teatrale di Junji Kinoshita (1914-2006), grande drammaturgo giapponese nonché autorevole traduttore dei drammi di Shakespeare. Il suo testo si ispirava al romanzo El sombrero de tres picos (Il cappello a tre punte, 1874), dello spagnolo Pedro Antonio de Alarcón y Ariza (1833-1891), da cui Manuel de Falla aveva tratto un balletto. La produzione teatrale di Kinoshita spaziava dalle storie popolari alle riflessioni sociopolitiche, tra cui un dramma sul processo di Tokyo e uno sulla vita di Richard Sorge, agente segreto tedesco per conto dell’Unione Sovietica che fu condannato a morte in Giappone nel 1944.
La lettura in chiave comica che Kinoshita riserva alle differenze di classe del feudalesimo ben si adatta a Satsuo Yamamoto (1910-1985), regista di sinistra e membro del Partito comunista giapponese. Molti dei film di Yamamoto erano produzioni indipendenti di tono sociopolitico e didattico: tra esse, Pen itsuwarazu: Boryokugai no machi (La città della violenza, 1950) descriveva l’attività di un giornalista impegnato contro il crimine organizzato; Shinku chitai (Zona evacuata, 1952) era un feroce atto d’accusa contro la brutalità dell’esercito giapponese; e Taifu sodoki (Gran baccano per un tifone, 1956) era una brillante ed eloquente satira sulla corruzione politica di piccolo calibro. Perfino tra i film più commerciali di Yamamoto, realizzati principalmente per la Daiei, c’erano lavori socialmente impegnati come Akai mizu (L’acqua rossa, 1963), altra satira sulla politica di provincia, e Shiroi kyoto (La torre d’avorio, 1966), una denuncia dell’etica medica giapponese.

Copia proveniente da

Da: National Film Center, Tokyo per concessione di Shochiku. Questa copia è stata stampata nel 2007 a partire dacontrotipi 35mm conservati da Shochiku, trasferiti dai negativi originali Konicolor a tre matrici