Addio Giovinezza

Augusto Genina

Sog.: dall’omonima commedia di Sandro Camasio e Nino Oxilia. Scen.: Augusto Genina. F.: Giovanni Tomatis. Int.: Maria Jacobini (Dorina), Lido Manetti (Mario), Elena Makowska (Elena), Ruggero Capodaglio (Leone), Antonio Monti (padre di Mario), Augusto Genina (uno studente). Prod.: Itala Film, Torino. 35mm. L.: 1578 m. D.: 77′ a 18 f/s. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Il tragitto del film Addio giovinezza, dalla sua partenza (la prima uscita italiana, nel 1918) fino al suo ritorno in Italia (qui al Cinema Ritrovato a Bologna, nel 2014, in un restauro digitale), è allo stesso tempo incredibile ed esemplare della sorte di tanti film del passato. Mentre in Europa tutte le copie e anche il negativo camera di Addio giovinezza andavano perdute, una copia arrivò, probabilmente nei primi anni Venti, nella collezione di Tomjiro Komiya (1897-1975), ristoratore di Tokyo, e grande appassionato del cinema europeo degli anni Dieci. Questo unico positivo nitrato d’epoca, con le imbibizioni originali, venne però rubato. Per non farsi scoprire, il ladro mise nelle scatole un duplicato in bianco e nero. Tutto questo succedeva intorno al 1950 o ancora prima. Nel 1988 la Komiya Collection è arrivata all’archivio nazionale giapponese, il National Film Center, dove è diventata oggetto di un grande progetto di ricerca, identificazione e restauro sotto la direzione dello studioso Hiroshi Komatsu. Grazie al National Film Center, in precedenti edizioni del Cinema Ritrovato abbiamo potuto mostrare rarissimi film italiani e francesi provenienti da questa collezione meravigliosa. Quest’anno abbiamo la fortuna di presentare il restauro di Addio giovinezza, realizzato in coproduzione tra il National Film Center, il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Fondazione Cineteca di Bologna. L’unica copia di Addio giovinezza che abbiamo avuto a disposizione per il restauro era un duplicato di seconda generazione, di non eccelsa qualità fotografica e privo di didascalie e imbibizioni. Dell’originale sparito non si sa nulla: si può dunque sperare tutto. I nostri ringraziamenti vanno ai colleghi giapponesi del National Film Center, Hisashi Okajima e Akira Tochigi, e a Hiroshi Komatsu dell’Università di Waseda.

Gian Luca Farinelli

La commedia di Camasio e Oxilia conobbe una lunga serie di repliche teatrali e dal 1915, nella versione musicale di Giuseppe Pietri, divenne un’apprezzata operetta del repertorio italiano. Delle riduzioni cinematografiche, sino al ritrovamento in Giappone di questa versione del 1918, risultavano sopravvissute la versione del 1927 diretta da Genina (con Carmen Boni ed Elena Sangro) e quella del 1940 diretta da Poggioli (con Maria Denis e Clara Calamai). È ancora considerata perduta la prima riduzione del 1913 della Itala Film diretta da Camasio, stroncato dalla malattia poco prima dell’uscita del film. Un destino infausto che avvolse anche il secondo progetto produttivo della casa torinese. Oxilia, che avrebbe dovuto dirigere il film, cadde durante la ritirata di Caporetto e venne sostituito da Genina. La Jacobini, compagna nella vita di Oxilia, accettò d’interpretare il film – una Dorina delicata, incantevole e struggente – affiancata dalla Makowska, femme fatale fasciata in abiti favolosi. La vicenda si cala in una Torino sospesa tra la goliardia della vita studentesca, la semplicità gioiosa del piccolo mondo delle sartine e l’attrazione dell’alta società. Su questo sfondo atemporale di amori appassionati ed evasioni la fine dei corsi universitari chiude la fugace stagione della gioventù, mentre la guerra ha già scavato un solco profondo nella storia d’inizio Novecento. Il film – accolto da una critica in contrasto, amato dal pubblico – è un omaggio alla leggerezza e alla malinconia, poiché come scrive Erich Maria Remarque: “Non può essere del tutto scomparsa quella tenerezza che ci turbava il sangue, quell’incertezza, quell’inquietudine di ciò che doveva giungere, i mille volti dell’avvenire, la melodia dei sogni e dei libri, il fruscio lontano, il presentimento della donna: non può essere scomparso tutto questo sotto il fuoco tambureggiante, nella disperazione, nei bordelli di truppa”.

Claudia Gianetto

Copia proveniente da

Restaurato da Fondazione Cineteca di Bologna e Museo Nazionale del Cinema di Torino in collaborazione con National Film Center di Tokyo. Il restauro è stato realizzato presso il laboratorio L'Immagine Ritrovata a partire da due controtipi negativi stampati dallo stesso positivo nitrato, lacunoso e con importante decadimento, conservato dal National Film Center. La ricostruzione delle didascalie si è basata sulla documentazione d'epoca conservata dal Museo Nazionale del Cinema