A Countess From Hong Kong

Charles Chaplin

T. It.: La Contessa Di Hong Kong; Sog., Scen. E Mu.: Charles Chaplin; F.: Arthur Ibbetson; Mo.: Gordon Hales; Scgf.: Robert Cartwright, Vernon Dixon; Su.: Michael Hopkins; Int.: Marlon Brando (Ogden Mears), Sophia Loren (Natascia Alexandroff), Sydney Chaplin (Harvey Crothers), Tippi Hedren (Martha Mears), Patrick Cargill (Hudson), Margaret Rutherford (Sig.Ra Gaulswallow), Michael Medwin (John Felix), Oliver Johnston (Clark), John Paul (Capitano), Angela Scoular (Ragazzina Della Buona Società), Peter Bartlett (Steward), Bill Nagy (Crawford), Dilys Laye (Commessa), Angela Pringle (Una Baronessa), Jenny Bridge, Maureen Russell (Contesse), Charles Chaplin (Un Vecchio Steward); Prod.: Jerome Epstein Per Universal Pictures E Charles Chaplin Per Chaplin Film Productions Ltd.; Pri. Pro.: Londra, 2 Gennaio 1967; 35mm. L.: 3328 M. D.: 122'. Col.

 

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

A Chaplin si renderebbe “un cattivo servizio, se si continuasse a vedere in lui quel mostro sacro che è diventato sotto la spin­ta interna del suo mito. Ringraziamolo di offrirci un’occasione diversa e di presentarsi a noi, per l’ultima volta, sotto le sem­bianze furtive e bonarie di un cameriere di bordo. (...) La Con­tessa è allo stesso tempo più burlesco e più realista della mag­gior parte delle commedie statunitensi, e, meglio di queste, rie­sce a conciliare gli elementi incompatibili. Il burlesco sembra derivare non dalla volontà dell’autore che bruscamente si ren­derebbe conto del mutamento di registro, ma da un capriccio, e anche da una necessità delle cose stesse che, sotto l’effetto di una causa insolita, divengono veramente burlesche. Burlesco è il gesto dell’uomo che ha paura, perché la paura impone al gesto un ritmo che esce dalla norma: per esempio, in queste pazze fughe che si verificano ad ogni apertura di porta. L’ec­cesso della recitazione non è un effetto di stile, ma il frutto di una contraddizione dell’essere umano che, spogliato della maschera sociale che gli serviva da seconda natura, pena a ritrovarsi egli stesso. Tutta la comicità della Contessa risiede nel crollo della facciata delle convenienze. Il tema non è nuovo, fu anche assai alla moda ai tempi di Capra, ma qui la verità che nasconde la menzogna quotidiana assume l’aspetto del falso per il nostro occhio abituato al falso. La paura o la lubricità rive­stono forme fantastiche, inverosimili, perché giustamente ogni cosa naturale è, nel nostro mondo di artificio, una cosa invero­simile”.

Eric Rohmer, La comtesse de Hong-Kong (estratto), in André Bazin, Eric Rohmer, Charlie Chaplin, Les Éditions du Cerf, Paris, 1972

 

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