Europa Cinemas

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Audience Development & Innovation Lab. L’esperienza cinematografica nell’epoca delle distrazioni digitali

Condotto da Madeleine Probst (Vice-President of Europa Cinemas & Watershed Cinema Programme Producer) con Mathias Holtz (Programming Manager, Folkets Hus och Parker, Sweden) e Daniel Sibbers (Director of Marketing, Yorck Kinogruppe, Germany)

 

Nel 2016 si festeggiano i trent’anni del Cinema Ritrovato, prova tangibile che il nostro ricchissimo patrimonio cinematografico è vivo e vegeto, al pari del rito collettivo della visione cinematografica che ogni anno si rinnova nella spettacolare cornice di Piazza Maggiore. Con un programma denso e articolato che spazia da un abbagliante Technicolor a suggestive colonne sonore e a uno straordinario viaggio nel tempo con i primi tour del cinématographe Lumière, è difficile immaginare per i professionisti del cinema europei un luogo d’incontro migliore in cui riflettere del passato, del presente e del futuro del cinema.
È ancora viva l’ispirazione dei pionieri, quei fratelli Lumière che centoventi anni fa diedero vita a ciò che chiamiamo ‘cinema’. Gli spettatori pagarono un franco per assistere a un programma di dieci brevi film muti proiettati su uno schermo nel seminterrato di un locale parigino: già allora i fratelli compresero l’importanza del rapporto con il pubblico, presentando immagini in grado di coinvolgere gli spettatori. In seno a un festival che si propone di ‘riscoprire’ e riportare in vita film perduti o dimenticati, il laboratorio di quest’anno si concentrerà sulle sale cinematografiche, gli spazi fisici in cui vengono proiettati i film, e su ciò che gli esercenti possono fare per coinvolgere le loro comunità nella ricca e crescente varietà della proposta cinematografica.
Assistiamo oggi a una sempre maggiore diffusione degli svaghi digitali e a un’accresciuta disponibilità dei film, vecchi e nuovi, con mezzi legali e illegali, su diverse piattaforme. In questo contesto, dove si situa il cinema rispetto alle aspettative e alle abitudini del pubblico, in particolare delle nuove generazioni di nativi digitali? E in quale misura le nuove esperienze di visione (siano esse la Screening Room, l’ultima invenzione del fondatore di Napster Sean Parker, piattaforme come MUBI e i canali YouTube indipendenti o i film in realtà virtuale fruibili attraverso un casco) esaltano o sminuiscono l’esperienza cinematografica?
Quale sarà l’impatto di questo nuovo ordine mondiale sull’arte della programmazione dei film in un ambiente collettivo? I nostri spazi, i nostri modelli imprenditoriali e le nostre strategie di sviluppo del pubblico sono efficaci nel nuovo mondo multi-piattaforma di oggi? Come concepire in maniera creativa e giocosa spazi e visioni cinematografiche in sintonia con le nuove generazioni di spettatori e di registi?
Il laboratorio offre un proficuo spazio di ricerca e sviluppo ai gestori di sale di ogni tipo e dimensione, permettendo loro di riflettere su alcune di queste problematiche, condividere strategie, successi e fallimenti, ed elaborare insieme soluzioni pratiche ed efficaci per affrontare un ambiente sempre più dinamico. Per esempio, una delle sfide proposte ai partecipanti sarà di immaginare nuovi spazi cinematografici ispirandosi agli innovativi progetti dell’architetto Jean-Marc Lalo (Atelier Architecture Lalo, Francia) e al Cinema Modernissimo, splendido piano di riqualificazione di una sala storica sotterranea nel cuore di Bologna.
Creare una domanda di film diversificati è una sfida sempre più ardua in un mercato interconnesso e omologato dominato in misura crescente da marchi globali e da forme di marketing che possono contare su grossi budget. Eppure il 2015 per i membri di Europa Cinemas è stato un anno ottimo, in cui i film europei hanno registrato una presenza record di spettatori nei venticinque anni di storia del circuito. Ciò è in parte dovuto all’espansione di Europa Cinemas, che comprende oggi 2320 sale in 30 Paesi, e all’impegno dei suoi membri perché 6 su 10 film presentati nelle loro sale fossero produzioni europee, facendo sì che i film europei registrassero nel 2015 ben 38 milioni di presenze.
In un panorama digitale in costante evoluzione caratterizzato da nuove e diverse piattaforme di fruizione, quello che i primi esperimenti di proiezione dei fratelli Lumière possono ancora insegnarci, a centoventi anni di distanza, è l’importanza che il pubblico partecipi a una visione collettiva, arricchita da strategie innovative nella cura e nella programmazione dell’esperienza cinematografica.

Madeleine Probst

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