MON HISTOIRE N’EST PAS ENCORE ÉCRITE

Jacqueline Gozland

F.: Xavier Dolleans. Prod.: Béatrice Jalbert per Les Films de la Passion. DCP. D.: 76’. Bn e Col.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Il 23 gennaio 1965, mentre io e mia madre scappiamo da Costantina distrutta, alla volta di una terra sconosciuta e ostile, diventando dei pied noir, la Cinémathèque d’Alger fondata da Jean-Michel Arnold, figlio spirituale di Henri Langlois, vede la luce sotto la direzione di Mahieddine Moussaoui, esponente dell’indipendenza algerina e stimolo della sua politica culturale. L’intera Algeri si precipita a vedere film e incontrare così von Sternberg, Losey, Godard, Nicholas Ray, Chabrol, Visconti, Chahine, Herzog, Sembène Ousmane, Mustapha Alassane, Med Hondo e molti altri. Jean-Michel Arnold lascia Algeri nel 1970, dopo il Festival panafricano. E Bougdemâa Kareche, fino al 2004, porta avanti il suo lavoro di divulgazione e conservazione delle cinematografie arabe e africane.

Con uno spirito libero e ribelle, i cineasti prendono possesso di questo luogo, in cui risuonano solo l’Arte, la Cultura, come un richiamo a tutto il mondo, al sogno. Film come Taya Ya Didou di Mohamed Zinet e Le Charbonnier di Mohamed Bouamari, annunciano l’avvento dell’estetica rigorosa del nascente cinema algerino, dopo La Nuit a peur du soleil di Mustapha Badie.

Nel 2015 la Cinémathèque di Algeri ha celebrato il suo cinquantesimo anniversario. “Dopo tanti anni d’attesa, Algeri, mi prende tra le sue braccia. Questa felicità, questa gioia appena percettibile, sembrano aver cancellato i lunghi anni di attesa… I miei genitori mi hanno dato, come secondo nome, Messaouda. Messaouda, l’altra parte di me, la luce che mi mancava. In questo viaggio incontro visi che mi sono familiari, anche se, a volte, tanto lontani da me. Rientro a casa, a inseguire i miei fantasmi”.

Jacqueline Gozland

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