BAISERS VOLÉS

François Truffaut

T. int.: Stolen Kisses. Scen.: François Truffaut, Claude de Givray, Bernard Revón. F.: Denys Clerval. M.: Agnès Guillemot. Scgf.: Claude Pignot. Mus.: Antoine Duhamel. Int.: Jean-Pierre Léaud (Antoine Doinel), Claude Jade (Christine Darbon), Delphine Seyrig (Fabienne Tabard), Michael Lonsdale (Georges Tabard), Daniel Ceccaldi (signor Darbon), Claire Duhamel (signora Darbon), Harry-Max (signor Henri), André Falcon (signor Blady). Prod.: François Truffaut per Les Films du Carrosse, Les Artistes Associés. DCP. Col.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Delphine Seyrig interpreta Madame Tabard, moglie del proprietario di un negozio di scarpe e oggetto delle fantasie di un giovane ingenuo. L’attrice rende il suo personaggio indimenticabile, malgrado il ruolo secondario nella ‘serie Doinel’ (dal nome del personaggio interpretato da Jean-Pierre Léaud in cinque film di François Truffaut). “Madame Tabard non è una donna, è un’apparizione” dichiara con enfasi il protagonista. Pur ponendo i termini di una relazione sessuale senza futuro, lei corregge questa definizione riduttiva illustrando la frase del Secondo sesso di Simone de Beauvoir “Donna non si nasce, lo si diventa”: “Non sono un’apparizione, sono una donna. Cioè tutto il contrario. Per esempio stamattina prima di venire qui mi sono truccata, mi sono incipriata il naso. Mi sono fatta gli occhi. E attraversando Parigi mi sono accorta che tutte le donne fanno la stessa cosa”. Un’altra femminista, Marie-France Pisier, aveva recitato accanto a Léaud con divertita altezzosità in Antoine e Colette (1962).
In Baisers volés la sovranità fisica, la dizione leggermente ironica e il potere seduttivo di Seyrig le permettono di superare il perimetro di un piccolo ruolo da borghese in una  commedia boulevardière e di sublimarne le scene. Il che ci porta a chiederci chi – tra sceneggiatori e attrice – abbia avuto nel 1967 l’idea di questo monologo così moderno, che spazza via l’idea di un eterno femminino.

Florence Tissot

 

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