Sab

29/06

Piazza Maggiore > 21:45

LE PLAISIR / Selezione CHRONOCHROME GAUMONT

Max Ophüls
Introduced by

 Nicolas Seydoux (Gaumont) 

Accompagnamento al piano di

Daniele Furlati

(In caso di pioggia, la proiezione si sposterà al Pop up Cinema Medica Palace)

La presentazione del programma Gaumont Chronochrome è parte del progetto A Season Of Classic Films che prolunga le celebrazioni dello European Year of Cultural Heritage 2018 ed è sostenuto da Creative Europe.

 

 

GAUMONT CHRONOCHROME 1912

Quando gli storici rivali della Pathé Frères raggiunsero un livello di perfezione meccanica e una larghissima diffusione nella colorazione a pochoir, nello stesso momento in cui i film in Kinemacolor della Natural Colour Kinematograph Company di Charles Urban facevano la loro clamorosa apparizione, la Gaumont cominciò a lavorare seriamente a un suo sistema di film a colori. Il risultato, detto Chronochrome (ma anche Trichromie, Gaumontcolor o semplicemente cinématographie en couleurs) venne brevettato nel febbraio 1911 ed ebbe la sua première a Parigi il 15 novembre 1912. Sofisticato sistema additivo a tre colori, compreso quel blu che mancava al Kinemacolor, il Chronochrome creava sullo schermo colori che ben si meritavano l’appellativo di ‘naturali’: sono semplicemente meravigliosi, e le immagini non presentano alcuna sbavatura: cinepresa e proiettore erano entrambi attrezzati con tre lenti, per registrare simultaneamente tre immagini, ciascuna esposta a un diverso filtro colorato. In proiezione, le tre immagini si riunivano sullo schermo a formare un’unica immagine a colori, di elegante formato panoramico. (L’altezza ridotta del fotogramma rendeva più semplice ottenere la necessaria tripla velocità di proiezione di 48 f/s, ma anche così sembra che gli strappi e l’usura delle copie, dovuti a un trascinamento troppo rapido, fossero un vero problema). Per arrivare a un buon risultato, le complicate apparecchiature dovevano essere costantemente ritarate durante la ripresa e la proiezione, e nonostante lo splendore dei colori il sistema non ebbe mai una vera diffusione commerciale e, per tutto il suo breve periodo di vita, rimase un esperimento. I documenti sul Chronochrome oggi accessibili sono molto scarsi, e non disponiamo di cifre sicure né sui film realizzati né su quelli sopravvissuti. La Kodak acquistò i diritti per gli Stati Uniti nel luglio 1913; il solo materiale di cui oggi abbiamo la fortuna di disporre sono copie con didascalie inglesi dalla George Eastman House inviati da Leon Gaumont a George Eastman, probabilmente nel 1912-1913. Verreries de Venise, Fleurs e Fruits sono vues tournantes, chiaramente realizzate per dimostrare la spettacolare qualità nella resa dei colori; Deauville-Trouville la plage et le front de mer, Enghien-des Bains, Venise la reine de l’Adriatique e La Grece pittoresque sono panorami, ovvero travelogues, genere che più di tutti chiede a gran voce il colore come anche la presentazione dei cappelli di ultima moda parigina.

Mariann Lewinsky

Il restauro è stato realizzato a partire dalla scansione di copie positive nitrato d’epoca bianco e nero originali. Le scansioni 6K sono state eseguite alla George Eastman House a Rochester dove le copie sono conservate. Una volta eseguita la scansione, si è proceduto con la separazione dei 3 fotogrammi secondo la corrispondenza di colore del filtro originale. In digitale i tre filtri blu, verde e rosso sono stati poi associati alle relative densità. Le sequenze di fotogrammi con il filtro di colore applicato sono stati sovrapposti e un più preciso allineamento dell’immagine è stato applicato manualmente. Il restauro è stato effettuato presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata nel 2019.

Info sulla
Proiezione

Sabato 29/06/2019
21:45

Sottotitoli

Versione originale con sottotitoli

Modalità di ingresso

Tariffe del Festival

LE PLAISIR

Scheda Film

Tre episodi compongono Le Plaisir, film di Max Ophüls girato subito dopo La Ronde, tre anni dopo il ritorno da Hollywood, e considerato da molti un capolavoro.
Si inizia con Le Masque: un vegliardo frequenta le sale da ballo, il volto coperto da una strana maschera che lo fa sembrare uno spettro. Crolla nel bel mezzo di una danza sfrenata. Un dottore lo riporta privo di sensi alla rassegnata moglie che gli racconta la storia di suo marito. Segue La Maison Tellier: le ‘pensionanti’ di una casa di tolleranza vengono condotte dalla loro padrona, la dignitosissima Madame Tellier, ad assistere a una prima comunione in campagna. L’atmosfera campestre, il candore delle comunicande e il ricordo dell’infanzia spingono le pensionanti a esprimere emozioni che si rivelano contagiose. E infine La Modèle: una coppia di giovani artisti si ama alla follia, poi si separa. Lui se ne va, lei minaccia di buttarsi dalla finestra, lui non le crede, lei passa dalle parole ai fatti.
La scelta di Max Ophüls era caduta su tre racconti di Guy de Maupassant: Le Masque, La Maison Tellier e La Femme de Paul. Per ragioni finanziarie quest’ultimo fu sostituito all’ultimo momento con La Modèle. La voce del narratore, quella bella e profonda di Jean Servais, serve a tessere legami sottili tra i tre episodi.
Nel suo dizionario di cinema, Jacques Lourcelles ritiene che sia il secondo episodio, quello con Jean Gabin in un ruolo secondario, a richiamare maggiormente l’attenzione. In esso Jules, interpretato da Jean Gabin, perfetto nella veste di contadino goloso, sensuale e ingenuo, conosce le gioie effimere di un piacere appena accennato e subito fuggito. Dallo scontro inconciliabile tra due mondi, quello della campagna e quello ‘frusciante’ della galanteria, nasce una profonda malinconia. Qui, ancor più che negli altri due episodi, Ophüls appare al meglio della sua forma di regista.

Edouard Waintrop

Crudele, eppure confezionato con grande tenerezza: è lo schema di Le Plaisir, in cui tre racconti di Guy de Maupassant compongono un vero trittico, nel senso che il film è un unico insieme che consiste di tavole tra loro connesse, non una semplice raccolta di episodi.
Le Modèle è forse la migliore, non da ultimo grazie al modo in cui Ophüls introduce come protagonista Guy de Maupassant, cui attribuisce un ruolo singolare di interfaccia tra il narratore e la sua storia. Il narratore del film si è finora limitato a commentare gli episodi in maniera simile al meneur de jeu di La Ronde, ma adesso “presta la sua voce” a “uno scribacchino parigino”. Questo invita a un’esplorazione più approfondita del ruolo dell’autore: spettatore o partecipante, umanamente presente e dunque anche responsabile? Sono questioni fondamentali, sfiorate in maniera indiretta e lieve ma con la stessa tragica assolutezza che sarà presto evidente in Madame de…
Le Modèle presenta in brevi sequenze, precise come osservazioni scientifiche, le fasi dell’amore: innamoramento, cristallizzazione, disillusione, rottura, melodramma, il tutto poi saldato nel gran gioco di delusione, pentimento, gelosia e possessività rappresentato dal matrimonio come contrappeso dell’amore. È un racconto intenso, selvaggio, perfino brutale.
Maupassant, un amico dell’artista (Daniel Gélin), gli consiglia di lasciare la donna, divenuta un intralcio. “Era amore? Era orgoglio? Lo cercò ovunque”, dice l’autore-commentatore-osservatore secondo il quale non vale la pena di prendere la vita così seriamente. Ma il suo intervento conduce alla catastrofe. L’artista si isola, rifiutandosi di credere al carattere assoluto dell’amore possessivo della moglie. Lei dimostra di cos’è capace. Nella scena in cui una vertiginosa soggettiva segue Simone Simon mentre sale le scale e si getta nel cortile abbiamo il verdetto firmato e sigillato su questo matrimonio. Il gioco in cui ci si pente e si dipende.
Rimane solo una spiaggia deserta: la coppia inseparabile, l’artista e sua moglie. L’autore è tagliato fuori. Non è più il benvenuto, ha troppe colpe sulla coscienza. Tra la sua capacità di agire nell’interesse della vita e quella di capirla c’è un conflitto inconciliabile.

Peter von Bagh, Le bonheur n’est pas gai (2014), cura e traduzione di Antti Alanen

 

 

Bernardo Bertolucci racconta Le Plaisir

 

Cast and Credits

Sog.: dai racconti Le Masque (1889), La Maison Tellier (1881), La Modèle (1883) di Guy de Maupassant. Scen.: Jacques Natanson, Max Ophüls. F.: Philippe Agostini, Christian Matras. M.: Léonide Azar. Scgf.: Jean d’Eaubonne. Mus.: Joe Hajos. Int. Le Masque: Jean Galland (Ambroise), Claude Dauphin (il dottore), Gaby Morlay (Denise); La Maison Tellier: Madeleine Renaud (Madame Tellier), Danielle Darrieux (Rose), Jean Gabin (Joseph Rivet), Héléna Manson (Marie Rivet); La Modèle: Daniel Gélin (il pittore Jean), Simone Simon (la modella Joséphine), Jean Servais (l’amico/il narratore). Prod.: Édouard Harispuru, M. Kieffer, Max Ophüls per C.C.F.C. – Compagnie Commerciale Française Cinématographique, Stera Film. DCP. D.: 93’. Bn.

Deauville-Trouville et Honfleur. La Plage et le front de mer

Anno: 1912-1913
Paese: Francia
Durata: 6'
Audio
Muto
Edizione
2019

Enghien-les-bains

Anno: 1912-1913
Paese: Francia
Durata: 9'
Audio
Muto
Edizione
2019

La Mode de Paris

Anno: 1912-1913
Paese: Francia
Durata: 1'
Audio
Muto
Edizione
2019

VENISE, REINE DE L’ADRIATIQUE

Anno: 1912
Paese: Francia
Durata: 14'
Audio
Muto
Edizione
2019

Fleurs et fruits

Anno: 1912-1913
Paese: Francia
Durata: 8'
Edizione
2019