Dom

03/07

Cinema Arlecchino > 09:15

I doc di Agnès Varda & SADDLE TRAMP

Info sulla
Proiezione

Domenica 03/07/2022
09:15

Sottotitoli

Versione originale con sottotitoli

Modalità di ingresso

Tariffe del Festival

Prenota

CHRISTMAS CAROLE

Scheda Film

Parigi, tre giovani attori – Gérard Dépardieu, Hélène Viard, Francis Merle – e la cinécriture di Agnès Varda: ingredienti perfetti per un film da farsi. Giudicato troppo provocatorio negli intenti persino per il cinema d’autore della metà degli anni Sessanta, del film restano solo alcuni provini, oggi presentati in versione restaurata. Il gioco di parole del titolo, che trasforma il racconto di Natale inglese in Carole a Natale, oltre ad essere in linea con le tecniche di straniamento usuali in Varda, sposta immediatamente l’ottica dal racconto a tesi dickensiano all’apologo contemporaneo, in cui le luminarie e la corsa all’acquisto delle festività innescano le riflessioni di un giovane raisonneur ‘situazionista’, un già formidabile Dépardieu, sulla società dei consumi. Alle porte del ’68, le spinte ideali dei giovani nati alla fine della Seconda guerra mondiale rifiutano il dio denaro, inneggiano all’amore libero e alla libertà delle donne. Di lì a poco, Varda, inarrestabile, prende il volo verso gli USA, dove la sua indagine sulle lotte contemporanee continua, tra documentario e finzione, con film come Black Panthers, 1968, e Lions, Love… (and Lies), 1969.

Anna Masecchia

Cast and Credits

Int.: Gérard Dépardieu, Francis Merle, Hélène Viard. Prod.: Ciné-Tamaris. DCP. D.: 5’. Col.

AGNÈS VARDA – PIER PAOLO PASOLINI – NEW YORK – 1967

Scheda Film

Con in mano la sua 16mm, protesi ottica di una flâneuse di pieno Novecento, Agnès Varda filma, nel 1967, la 42a Strada, riprendendo la folla di passanti al ritmo dei Doors. A perdersi con lei tra le luci, i corpi, i volti e il caos dell’affollatissima e multietnica New York, c’èPier Paolo Pasolini. Alle immagini girate in stile diretto e senza audio, che si aprono in flou e che si chiudono sul volto sfocato di Pasolini, si associa un denso dialogo tra i due artisti e intellettuali, registrato in un secondo momento. Le riflessioni pasoliniane, sollecitate da Varda, sul rapporto tra realtà e finzione, sulla tradizione figurativa cristiana, sulla funzione che il linguaggio audiovisivo può assumere nella società contemporanea, sono rafforzate da questo décalage audiovisivo che, mentre mette a nudo il dispositivo, enfatizza la presenza del dato reale e politico delle immagini, che riesce a emergere, dallo sfondo, in primo piano. In pochi minuti, il tocco di Varda è capace di ritrarre Pasolini parlando di sé e dell’essenza del cinema tutto, che per entrambi è espressione della realtà stessa.

Anna Masecchia

Cast and Credits

M.: Agnès Varda, Sophie Vermersch, Rosalie Varda-Demy. Int.: Pier Paolo Pasolini, Agnès Varda (voce narrante). Prod.: Ciné-Tamaris. DCP. D.: 4’. Col.

SADDLE TRAMP

Scheda Film

“La terra, il cielo e un cavallo… cos’altro può desiderare un uomo?” proclama Joel McCrea – in un raro esempio di voce fuori campo in prima persona in un western – prima che Hugo Fregonese, in uno dei suoi film americani fondamentali, infranga quel sogno con arguzia, saggezza e affetto.
Questa decostruzione del mito della libertà nel Far West inizia quando Chuck Conner (McCrea), bonario cowboy diretto in California, si ferma a salutare un vecchio amico che muore in un incidente la notte stessa, lasciandogli quattro bambini a cui badare. Assunto in un ranch, Chuck è costretto a nascondere l’esistenza della nuova famiglia al padrone, che detesta i bambini. La faida con il ranch limitrofo gli complica poi ulteriormente la vita.
Il film appartiene a un breve ciclo di western in cui l’incantevole presenza dei bambini nella quotidianità del cowboy incrocia la fine del mito della frontiera e la volontà di mettere radici (In nome di Dio, Bascomb il mancino). Ma Fregonese conferisce al tema familiare una profondità ulteriore e anche un elemento di sorpresa: i bambini sono infatuati quanto il cowboy del mito del vagabondo. Sta a lui sacrificarsi e farli rinsavire rinunciando alla sola vita che conosce. McCrea lo fa con una naturalezza luminosa, e interpreta il ruolo con ruvida grazia.
L’intreccio da film di serie B – si tratta di uno degli ultimi lavori firmati da Harold Shumate, sceneggiatore di western navigato ma mediocre – nelle mani di Fregonese si trasforma in una riflessione sull’individuo e sulla società. Che si tratti di una scena d’azione concitata o di una tenera situazione da commedia, la sua regia raffinata conserva una costante qualità lirica. Nonostante la storia sdolcinata, l’attrazione tipicamente oscura di Fregonese per il destino riaffiora in maniera sorprendente: il cavallo da rodeo che si imbizzarrisce e disarciona ogni volta che ode uno sparo è nel film fonte sia di commedia, sia di tragedia.
Il destino non è quello che sei, ma quello che cavalchi. Il mito della frontiera è distrutto, ma un altro mito – quello della civilizzazione – prende semplicemente il suo posto. Senza un qualche tipo di mito il mondo di Fregonese è impensabile.

Ehsan Khoshbakht

Cast and Credits

Sog., Scen.: Harold Shumate. F.: Charles P. Boyle. M.: Frank Gross. Scgf.: Bernard Herzbrun, Richard H. Riedel. Int.: Joel McCrea (Chuck Conner), Wanda Hendrix (Della), John Russell (Rocky), John McIntire (Jess Higgins), Jeanette Nolan (Ma Higgins), Russell Simpson (Pop), Ed Begley (Hartnagle), Jimmy Hunt (Robbie Stevens), Orley Lindgren (Tommie Stevens), Gordon Gebert (Johnnie Stevens). Prod.: Leonard Goldstein per Universal-International Pictures Co., Inc. 35mm. D.: 76’.