WEGE DES SCHRECKENS

Mihaly Kertesz

T. l.: I sentieri degli orrori R.: Mihaly Kertesz. Sc.: Fred Wallace. F.: Gustav Ucicky. Scgf.: Julius Borsody, Arthur Berger. In.: Lucy Doraine (Maud Hartley), Max Devrient (James Stephenson), Alfons Fryland (William Stephenson), Paul Askonas (Thomas Racton), Mathilde Danneger (Gabrielle Racton), Otto Tressler. P.: Sascha Kolowrat per Sascha Filmindustrie AG, Vienna. L.: 1743 m., D.: 95’ a 16 f/s.
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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Nessun tentativo di conferire uno spessore psicologico ai suoi personaggi, come faranno nel 1921 i tre grandi tedeschi suoi contemporanei. Niente rime interne, costruzione circolare, espressione plastica: egli esegue una fedele illustrazione dello scenario. Se si pensa a Lubitsch è per sottolineare che qui non si approfitta di una cena in cui l’eroe maschile si interessa più della cameriera che della sua fidanzata. […] Che cosa fa Kertesz dei suoi personaggi inesistenti, dei suoi fantocci? Li fa entrare e uscire di campo, li fa spostare secondo rapporti precisi. Dispone una varietà di campi rara per l’epoca, passando costantemente, senza interruzioni, dai primi piani ai totali, mettendo in rilievo la scenografia. Gli inserti sono significativi e integrati al racconto tanto quanto gli episodi ad effetto. Kertesz è eccellente nello spezzare il racconto, come lo stacco brutale con cui abbandona l’eroina per interessarsi del fratello cattivo con la madre […]. Perfettamente a suo agio in questo tipo di sviluppo, si permette anche tre piccoli flash-back - certo conformi alle regole del melodramma - giungendo fino ad inserire, all’interno di uno di questi, un secondo flash-back di un unica inquadratura (la madre morta). Questo procedimento narrativo, che arriverà al culmine in Passage to Marseilles […] gli è più naturale che alla maggior parte dei suoi colleghi, anche fra coloro che diventeranno, assieme a lui, maestri del cinema d’azione hollywoodiano. Questo film, nel quale la sola regola è di evitare tutti i tempi morti, presenta, come momenti chiave dal punto di vista spettacolare, due sequenze d’azione assai riuscite: un incidente ferroviario e l’inseguimento finale, che termina sul camino di una fabbrica che la polizia fa saltare in aria, soluzione economica per far uscire il fratello braccato. Sono il segno di un’ambizione eterna del cinema europeo: sfidare Hollywood sul suo terreno. Gli emigrati portarono a Hollywood il miglioramento di una tecnica autonoma, e si trovarono a fronteggiare il bisogno radicato di una forma pura, anche per le storie più scombinate. L’anno successivo, la Sascha Film trovò, con il film seguente di Kertesz, il suo più grande successo internazionale: Sodom und Gomorrha, che doveva servirgli da biglietto da visita per attraversare l’Atlantico. A giudicare da quanto è rimasto di quel colossale spettacolo, si tratta di un’opera assai meno interessante e assai meno annunciatrice del futuro Kertesz rispetto a questo Wege des Schreckens”.

Bernard Eisenschitz

 

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