TIRE-AU-FLANC

Jean Renoir

Sog.: dalla pièce omonima (1904) di André Mouëzy-Éon e André Sylvane. Scen.: Jean Renoir, Claude Heymann, Alberto Cavalcanti, André Cerf. F.: Jean Bachelet. Scgf.: Erik Aaes. Int.: Georges Pomiès (Jean Dubois d’Ombelles), Michel Simon (Joseph Turlot), Félix Oudart (il colonnello Brochard), Jean Storm (il luogotenente Daumel), Maryane (Mme Blandin), Jeanne Helbling (Solange Blandin), Kinny Dorlay (Lily Blandin), Fridette Fatton (Georgette), Paul Velsa (il caporale Bourrache). Prod.: Pierre Braunberger. DCP.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Dopo il fallimento finanziario di Nana, che lo ha profondamente turbato, Renoir si arrampica sugli specchi accettando soggetti che non sembrano appassionarlo veramente. […] Riceve poi una commessa semplicissima, un vaudeville militare, un esempio di ‘umorismo da caserma’ che ha girato tutti i teatri di Parigi e provincia e che invece di scoraggiare Renoir lo stimola: torna all’impianto originario, una commedia dell’arte la cui improvvisazione e fantasia ci sbalordiscono ancora oggi. È in questo film, credo, che meglio si coglie il genio registico di Renoir: osa tutto ciò che è ‘proibito’, e il suo modo di far entrare e uscire i personaggi dall’inquadratura, a volte nella stessa scena, di far passare solo un braccio, una gamba o una mano davanti alla macchina da presa, dà l’impressione che la vita sbuchi da ogni dove per poi sparpagliarsi in tutte le direzioni. Si tratta di fare come se non ci fosse una regia, ed è proprio questo gioco del ‘come se’ che diventerà la grande forma di Renoir. […]
Tire-au-flanc segna la fine del periodo di Renoir ‘sotto l’influenza di’ (Stroheim, Zola, Chaplin) e l’inizio della libertà di un regista che scopre ciò che vuole realmente fare. È, allo stesso tempo, il solo film veramente ‘comico’ del cinema muto, o almeno il solo che mi faccia ancora ridere quanto un Buster Keaton, magari non per quantità ma almeno per qualità, e dal punto di vista della ‘follia’ può far perfino pensare ai fratelli Marx […]. Truffaut, che aveva una grande passione per questo film, aveva ragione quando diceva che molto probabilmente segnò  il  Vigo di Zero in condotta: c’è lo stesso lato anarchico, lo stesso piacere di sconvolgere tutti i valori consolidati, solo che in Renoir rimane ‘amabile’ mentre in Vigo finisce nel disordine assoluto.

Jean Douchet, “Cahiers du Cinéma”, n. 482, giugno-luglio 1994

Copia proveniente da

Restaurato in 4K nel 2022 da Les Films du Panthéon in collaborazione con Les Films du Jeudi con il sostegno di CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée presso il laboratorio Hiventy, a partire dal negativo originale nitrato