THE TEMPTRESS

Fred Niblo, Mauritz Stiller

T.l.: La tentatrice R.: Fred Niblo, Mauritz Stiller. S.: dal romanzo La tierra de todos di Vicente Blasco Ibàñez. Sc.: Mauritz Stiller, rimaneggiata da Dorothy Farnum. F.: Tony Gaudio. M.: Lloyd Nosler. In.: Greta Garbo (Elena De Torre Blanca), Antonio Moreno (Manuel Robledo), Marc MacDermott (banchiere Fontenoy), Roy D’Arcy (Manos Duros), Lionel Barrymore (Canterac), Armand Kaliz (marchese Federico De Torre Blanca), Alys Murrel (Josephine), Steve Clemento (Salvadore), Roy Coulson (Trinidad), Robert Anderson (Pirovani), Francis McDonald (Timoteo), Hector V. Sarno (Rojas), Virginia Brown Faire (Celinda), Inez Gomez (Sebastiana). P.: Metro-Goldwyn-Mayer. L.: 2651m. D.: 93’ a 24 f/s.

 

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“C’è ancora Blasco Ibañez, c’è il consueto esotismo popolare di una storia divisa tra Parigi e il Sudamerica, c’è persino una diga che ancora una volta cede spazzando via uomini, sentimenti e impasse narrative nel film successivo che la MGM attribuisce a Greta Garbo. The Temptress dovrebbe essere un film di Mauritz Stiller; in realtà il regista svedese viene licenziato dopo dieci giorni di riprese, e al suo posto arriva Fred Niblo. Difficile dire quanto resti del film stilleriano, perlomeno in termini di metraggio; l’abitudine è quella di riconoscerne le tracce nella distratta ricchezza barocca e nell’accurata articolazione di piani delle prime sequenze, dove una festa in maschera offre a Garbo l’occasione di annunciare la propria bellezza con una breve suspense, di concertarne e prepararne la rivelazione. Ed è risolta con drammatica eleganza la scena in cui lei, supplicata dallo sconosciuto che ha appena incontrato, si toglie infine la maschera, e noi vediamo come il riflesso abbagliante del suo viso, nel controcampo, nella luce che d’improvviso piove sulla meraviglia di lui (caduta la maschera, si prolunga ancora un attimo la delizia dell’attesa: Garbo alza molto lentamente lo sguardo). Una luce simile pietrificherà il viso di Antonio Moreno poco più tardi, davanti alla diversa rivelazione dell’identità sociale: la donna senza nome appartiene ad un altro, è una moglie borghese. […] C’è un momento di sospensione, di smarrimento feroce, nell’accumulo di eventi che poi The Temptress riesce a sostenere. Garbo ha raggiunto Antonio Moreno in Argentina (l’arrivo è solo una gamba che esce da una carrozza, e una panoramica che risale lungo il corpo fino a scoprire metà del viso sotto l’ala del cappello). È sola davanti ad uno specchio, come spesso le accade, e per una volta lo specchio non restituisce il mistero della bellezza, ma la sua spaventosa fragilità: lo specchio è deformante, il viso è sfigurato, noi lo osserviamo con curiosità turbata, Garbo riesce ad esprimere un momento di puro orrore. Dura solo qualche istante il sacrilegio della bellezza deturpata, la rassicurazione viene offerta prima da un nuovo specchio (delle mie brame), quindi dagli occhi degli uomini. Ma intanto è come se una faglia si fosse aperta, l’annuncio del diavolo che corromperà la carne, la ridicola tragedia di ogni tentazione e di ogni seduzione”.

Paola Cristalli, Cinegrafie, n. 10, 1997

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