The Shanghai Gesture

Josef von Sternberg

Sog.: dall’opera di John Colton; Scen.: Josef von Sternberg, Geza Herczeg, Jules Furthman, Karl Vollmoller; F.: Paul Ivano; Mo.: Sam Winston; Scgf.: Boris Leven; Mu.: Richard Hageman; Su.: Jack Noyes; Int.: Gene Tierney (Victoria Charteris), Victor Mature (Doctor Omar), Walter Huston (Sir Guy Charteris), Ona Munson (Madre Gin Sling), Phyllis Brooks (Dixie Pomeroy), Eric Blore (il contabile); Prod.: Arnold Pressburger; Pri. pro.: 25 dicembre 1941. 35mm. D.: 99’. Bn.

info_outline
T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

The Shanghai Gesture (…) è in un certo senso la quintessenza dell’universo di Sternberg. È innanzitutto la storia di una vendetta. Quella di Mother Gin Sling, tenutaria di una lussuosa casa da gioco, contro Sir Charteris, uomo d’affari puritano che tenta di far chiudere il suo locale. Vendetta che assumerà la forma di una messinscena. Come sempre in Sternberg, l’ambiente è sovrano: centro e motore dell’azione, ma anche dell’assunto. Mother Gin Sling è il suo ambiente. Tutto parte dal fatto che la si vuole far sloggiare. Questo atto sconsiderato, dalle motivazioni ambigue, non può condurre che alla morte. Non quella dei due avversari, ma dell’unica di questo universo che conservi un po’ di vita. Perché l’universo di Sternberg è quello di una sorta di vampirismo, di divoramento dei valori, dove ombre e luci si contrappongono meno di quanto si contaminino reciprocamente… Fin dai titoli di testa, viene dato il la. Domina il glauco, in tutti i sensi del termine. Il mondo che ci viene descritto, è totalmente corrotto dal desiderio. Corrotto, vale a dire divorato, attaccato, quasi distrutto. Desiderio che si nutre solo della morte dell’altro, della sua trasformazione in oggetto, della sua assimilazione all’ambiente. Da qui la scelta di quella casa da gioco, luogo dove gli esseri si mescolano, dove il denaro passa di mano in mano, dove ognuno è altro, altrove. L’esotismo (di paccottiglia) di Sternberg trova qui il suo senso: alterità radicale, supporto del sogno e eccitante del desiderio. Un desiderio che non può soddisfarsi che di un altrove tanto più irraggiungibile quanto più è solo il segno di un esotismo confuso, irreale, e per questo indistruttibile. Nessuno sfugge realmente a questo ambiente tentacolare e affascinante, se non con la fuga. Quella del puritano Charteris – di cuisi scopre allora la bassezza morale – è l’immagine stessa delle sue velleità spirituali: immersione nella folla, nella città corruttrice, nella bruma che apre il film, dove si confondono schermo e scenografia, luce e oggetto, desiderio e incoscienza.

Joël Magny, The Shanghai Gesture, “Cinéma 82”, n. 280, aprile 1982

Copia proveniente da