The Country Doctor

David W. Griffith

F.: Billy Bitzer; Int.: Frank Powell, Florence Lawrence, Mary Pickford, Linda Arvidson, Kate Bruce, Galdys Egan, Adele De Garde, Stephanie Longfellow; Prod.: Biograph 35mm. L.: 287 m. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Lo storico del cinema delle origini George C. Pratt ha definito il 1909 come l’anno miracoloso di D.W. Griffith e sarebbe difficile dargli torto. L’anno precedente aveva cominciato a lavorare per l’American Mutoscope and Biograph Company, al tempo dello scontro con l’Edison Company per il controllo dell’industria cinematografica americana. Nel 1909 la rivalità fra le due compagnie si era risolta con un accordo che prevedeva l’uso comune dei brevetti e tendeva, grazie alla creazione della Motion Picture Patent Company (MPPC), a dominare, se non proprio a controllare totalmente, il cinema in America. La Biograph aumentò la sua produzione e a Griffith venne data la responsabilità di tutti i film del 1909, più di due a settimana (complessivamente lui ne diresse personalmente 142, molti dei quali della durata di un rullo, ovvero circa 15-16 minuti).

Alcuni di questi erano certamente poco riusciti, quando non dei veri e propri disastri, ma il livello qualitativo generale è sbalorditivo. Griffith aveva scoperto fin dal 1908 l’efficacia del montaggio alternato, ma è nel 1909 che ne esplora le diverse applicazioni nel costruire la suspence, nelle asserzioni più politiche o nello scavo psicologico. Contemporaneamente all’uso del montaggio come strumento narrativo, Griffith inizia anche a porre più attenzione alle immagini, alla composizione delle inquadrature e alle suggestioni estetiche. Il medico di campagna, forse il suo miglior film del 1909, vede Griffith lavorare proprio in queste due direzioni. Il montaggio parallelo tra la sontuosa villa del dottore e la stamberga in cui vive il suo paziente serve esattamente a sottolineare il contrasto sociale. Ma anche a evidenziare il conflitto interiore del dottore, indeciso se restare a casa a curare la propria figlia o correre in soccorso del paziente povero. L’uso suggestivo del paesaggio primaverile, all’inizio, basta a illustrare la felice vita familiare del dottore, mentre le due panoramiche simmetriche (una verso destra, l’altra verso sinistra) danno una circolarità al film, gli conferiscono una sorta di paradossale equilibrio. Ma anche le inquadrature del mare sotto un cielo burrascoso in Lines of White upon a Sullen Sea denotano una sempre maggiore attenzione alla composizione delle immagini (cosa che mancava al precedente dramma d’ambientazione marina After Many Years del 1908) e alla creazione di una storia emotivamente credibile.

Con la sua versione di Pippa Passes, il poema drammatico di Robert Browning, Griffith si addentra nel territorio della letteratura alta. Il film, sia pur condensando le diverse storie al limite della verosimiglianza, ha anche lui una struttura circolare dal momento che seguiamo Pippa da quando si alza dal letto all’alba, fino a quando torna a dormire la sera. In particolare la sequenza d’apertura mostra una disposizione delle luci che la dice lunga sulla raffinatezza a cui era arrivata l’arte della messa in scena in Griffith. Allo stesso modo il suo adattamento da Dickens di The Cricket on the Hearth, per quanto manchi proprio del primo piano “griffithiano” che Ejzenstejn aveva ipotizzato nel suo celebre scritto Dickens, Griffith e noi, mostra una grande attenzione ai costumi e alle scenografie, così come un’abilità nell’uso psicologico delle ombre, per es. nella sequenza in cui il marito, davanti al focolare, medita sulla possibile infedeltà di sua moglie. The Red Man’s View, così come A Corner in Wheat, l’altro capolavoro girato da Griffith nel 1909 che viene presentato in un’altra sezione del Festival, affronta un tema sociale, quello degli Indiani d’America presentati come le vittime della violenza e dell’avidità dell’uomo bianco. Il leit motiv delle lunghe file di Indiani costretti ad abbandonare le loro terre, diventa qui un motivo figurativo, ma allo stesso tempo un cardine narrativo del film.

Tom Gunning

Copia proveniente da