THE CONQUERING POWER

Rex Ingram

R.: Rex Ingram. S.: dal romanzo Eugénie Grandet di Honoré de Balzac. Sc.: June Mathis. F.: John F. Seitz. In.: Alice Terry (Eugénie Grandet), Rudolph Valentino (Charles Grandet), Ralph Lewis (papà Grandet), Eric Mayne (Victor), Edna Demaurey (signora Grandet), Edward Connelly (Crouchot), Mark Fenton (M. de Grassins), Willard Lee Hall (Abate), Bridgetta Clark (sig.ra de Grassins), Ward Wing (Adolph), Mary Hearn (Manon). P. e D.: Metro. L.. 1478 m. D.: 75’ a 18 f/s

info_outline
T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

The Conquering Power, adattamento modernizzato di Eugénie Grandet, è a tutti gli effetti un film di Rex Ingram e Alice Terry, che nel frattempo sono diventati marito e moglie. Nel ruolo amoroso di Charles Grandet, dandy parigino, Valentino ritrova la morbidezza sfumata dei lineamenti, la perfezione mondana degli abiti, sparati candidi, coppe di champagne e brillantina. John Seitz, che fa di questo film un’apoteosi di luministico flou, lo fotografa meravigliosamente, ma la sceneggiatura (progressivamente corretta in corso di lavorazione rispetto a quella licenziata da June Mathis) toglie sempre più peso al suo personaggio, e finisce per farne appena un comprimario. Ingram, evidentemente, ha in mente ben altro che fare del suo film una conferma divistica per l’attor giovane di The Four Horsemen. Prima di tutto vuole fare un film griffithiano, pensato come un omaggio al maestro; e ancor di più vuole fare di Alice Terry la sua Lillian Gish, concentrare su di lei l’incandescenza della luce fin quasi a farla sciogliere in un alone di soavità, di sofferenza e di tenerezza (sull’argomento, sono da vedere le interessanti annotazioni del libro fine e documentatissimo che Liam O’Leary ha dedicato a Ingram). Poi gli interessa la vivacità pittorica, la descrizione degli ambienti molto ben reinventati dall’obiettivo di Seitz, soglie che incorniciano stanze indagate fin nella loro profondità, corridoi, attici di lusso e celle di galera. Gli interessa anche raccontare, con piccoli affondi di crudeltà che Von Stroheim dimostrerà di ricordare quando due anni dopo girerà Greed, una storia di avidità distruttrice e allucinata. In tutto questo Valentino, a cui si affida il côté romantico e più convenzionale della storia, finisce per scivolare nella rassegnazione del secondo piano, e sembra non divertirsi granché nemmeno quando gli si offre un piccolo assaggio della sua futura sorte di sceicco, in una sorta di tenda-harem allestita nel cuore della bella vita parigina”.

Paola Cristalli, Rodolfo Valentino: lo schermo della passione, Ancona,Transeuropa, 1996

Copia proveniente da