SON OF THE SHEIK

George Fitzmaurice

R.: George Fitzmaurice. S.: dal romanzo The Sons of the Sheik di Edith Maude Hull. Sc.: Frances Marion, Fred De Gresac. F.: George Barnes. Scgf.: William Cameron Menzies. In.: Rudolph Valentino (Ahmed e lo sceicco), Wilma Banky (Yasmin), George Fawcett (André), Montague Love (Ghabah), Bull Montana (Alì), Karl Dane (Ramadan), Bynsky Hyman (il borsaiolo), Agnes Ayres (moglie dello sceicco), Edward Connelly (uno zuavo), Charles Requa (Pierre), William Donovan (S’rir). P.: Feature Productions. D.: United Artists. L.: 1888 m. , D.: 74’ a 22 f/s

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Valentino è di nuovo sceicco. Il regista che lo guida stavolta è George Fitzmaurice, che lui già avrebbe voluto ai tempi di Blood and Sand. La sceneggiatura, che dalla tensione avventurosa si sbilancia verso le variazioni erotiche, è di Frances Marion, altra potente e capace signora della scrittura hollywoodiana anni Venti. L’immaginazione è ancora quella da romanzo soft-core per donne (testo di partenza, d’altra parte, è il seguito del primo Sceicco, ancora firmato da Edith Hull); l’ambientazione orientalista mostra chiaramente che gli anni sono passati, che Hollywood ha imparato a elaborare l’esotismo in modo sfumato, suggestivo, quasi astratto, continuando a contaminarlo felicemente con moduli di altri generi (qui, il western). Catturato dai banditi del deserto, Valentino diventa una sorta di Prometeo incatenato, sferzato, lacero e seminudo, corpo definitivamente smascherato, oggetto di visioni voyeuristiche e sadiche. Non si tratta, in realtà, che del lungo preliminare di un altro, perverso rituale amoroso, quello che consentirà a Valentino di mostrare più tardi, alla donna sdraiata ai suoi piedi, il proprio corpo torturato; ma intanto è interessante vedere come, in quest’ultima svestizione, Valentino somigli sempre meno a se stesso, e poco anche a qualsiasi attore della sua generazione, compreso quel Douglas Fairbanks che di lì a poco imiterà, in un’altra scena, slanciandosi da un cornicione verso un lampadario. […]

Paola Cristalli, Rodolfo Valentino: lo schermo della passione, Ancona, Transeuropa, 1996

 

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