QUANDO IL PO È DOLCE

Renzo Renzi

35mm. L.: 300m. D.: 11’ a 24 f/s. Bn

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Nel 1950 venne in mente a quattro baldi giovanotti trentenni bolognesi, Enzo Biagi, Luigi Pizzi, il sottoscritto e Renato Zambonelli, di fondare la Columbus Film. Columbus voleva dire l’America, voleva alludere alla Columbia, cioè c’era un’aspirazione internazionale perché si voleva fondare il cinema a Bologna. Questa era la prospettiva. Il primo documentario che girammo nel 1951, fu Le fidanzate di carta che io girai sulla scia di L’amorosa menzogna di Antonioni che, secondo me era bellissimo e si occupava di fotoromanzi, mentre Le fidanzate di carta parlava delle pin-up girl, importate dai soldati americani, fra le quali ad un certo punto comparve anche Marilyn Monroe.

Il secondo documentario si chiamava Quando il Po è dolce e lo girammo nel delta padano con l’intenzione di fare un film che prefigurasse le inchieste che ci sarebbero state di mescolanza fra radio e cinema, mentre la televisione in Italia non c’era ancora (era il 1952). Così illustrammo le condizioni dell’Africa in casa, che era a cinquanta chilometri da Ferrara e avemmo parecchi guai di censura, con una copia che fu perfino trafugata al Festival di Locarno; molte avventure… E in quell’occasione debuttò nel cinema Sergio Zavoli che poi sarebbe stato utilizzato da Antonioni per un’episodio di Amore in città.

Il terzo documentario ci fu commissionato dal sindaco Dozza, ed è abbastanza curioso perché voleva immaginare quello che sarebbe successo con la motorizzazione che in Italia sarebbe avvenuto, con la Seicento o con la Cinquecento, circa due anni dopo (Sette metri d’asfalto è del 1954). E la cosa curiosa è che ad un certo punto si vede una città semivuota di macchine, segno che in quegli anni ancora Bologna non conosceva affatto quei problemi che adesso ci piombano addosso da tutte le parti.

Guida per camminare all’ombra voleva spiegare le ragioni per cui questa città aveva tanti portici: generalmente si diceva che i portici servivano per proteggere dal sole e dalla pioggia e non si davano altre spiegazioni. A noi parve che queste fossero ragioni insufficienti e facemmo misurare i portici dall’ufficio tecnico del comune e risultò che erano 35 chilometri, dopodiché scoprimmo che il vero motivo era il sovraffollamento di studenti che si verificò intorno al 1200. E agli studenti bisognava offrire alloggio. Un problema moderno… Inoltre, nello stesso periodo, dal contado la legge Paradiso liberava i servi della gleba che si affollavano in città.

Dove Dio cerca casa invece, fu commissionato praticamente dal Cardinal Lercaro che voleva costruire le chiese di periferia che allora erano nelle baracche. E lui cominciò a importare a Bologna dei grandi architetti. Le Corbusier fece dei progetti, così Alvar Aalto e lo stesso Kenzo Tange che venne a Bologna proprio sulla scia del Cardinal Lercaro, mentre si sviluppavano i nuovi quartieri che cominciarono ad essere costruiti ad opera del Comune intorno all’inizio degli anni Sessanta”.

Renzo Renzi

 

Copia proveniente da