Pierwszy DzieŃ WolnoŚci

Aleksander Ford

T. it.: Il tramonto degli eroi. T. int.: The First Day of Freedom. Scen.: Bohdan Czeszko. F.: Tadeusz Wieżan. M.: Mirosława Garlicka. Scgf.: Tadeusz Wybult. Mus.: Kazimierz Serocki. Int.: Tadeusz Łomnicki (Jan), Beata Tyszkiewicz (Inga Rhode), Tadeusz Fijewski (Dr. Rhode), Ryszard Barycz (Michał), Krzysztof Chamiec (Hieronym), Roman Kłosowski (Karol), Mieczysław Stoor (Paweł), Elżbieta Czyżewska (Luzzi Rhode). Prod.: Zespół Filmowy Studio. 35mm. D.: 93'. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

La vita di Aleksander Ford (19081981) aveva tutti gli elementi per fare da spunto a più di un film tragico e ambiguo. Nato a Kiev da genitori ebrei, nella Polonia d'anteguerra Ford divenne comunista ed entrò nel pionieristico gruppo cinematografico START (Stowarzyszenie Miłosników Filmu Artystycznego, Associazione dei sostenitori del film artistico). Dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale si rifugiò in Unione Sovietica. Quando fu creato un esercito polacco in esilio per combattere al fianco dei sovietici, Ford contribuì a organizzarne la sezione cinematografica. Dopo la guerra fece di tutto per scalare la giovane industria cinematografica polacca, ricorrendo anche a false accuse che portarono all'arresto dei suoi colleghi. D'altra parte nessuno sarebbe stato più competente di Ford, che portò la cinematografia polacca sulla ribalta mondiale ricostruendo il sistema produttivo cinematografico del paese e fondando una scuola di cinema che formò le generazioni più giovani. Pur avendo firmato uno dei maggiori successi del cinema polacco con I cavalieri teutonici (1960), verso la fine degli anni Sessanta Ford si trovò in conflitto con le autorità e dopo la campagna antisionista del 1968 non poté più continuare a lavorare in Polonia. Non gli restarono che un triste esilio, un paio di mediocri regie e il suicidio in una camera d'albergo in Florida. Il tramonto degli eroi fu l'ultimo da lui diretto in Polonia. Per molti versi esso riassume tutti i film di guerra girati dai suoi allievi, da Wajda a Munk, e li supera tutti per l'intransigenza con cui svela la cruda brutalità della guerra. Nei primi quindici minuti il film infrange l'argomento tabù degli stupri perpetrati in Germania nella fase finale del conflitto. Complessivamente è una delle più esaurienti indagini sugli abusi e le sopraffazioni subiti dalle donne in tempo di guerra. Il risultato non è dissimile da La ciociara di De Sica, anche se molto più essenziale, cupo e feroce.
Il film è stato elogiato soprattutto per i dialoghi, ma altrettanto importanti sono gli attori principali (Tadeusz Łomnicki è un ufficiale polacco, Beata Tyszkiewicz e Tadeusz Fijewski interpretano una coppia di medici tedeschi) e l'isterica fotografia in bianco e nero di Tadeusz Wieżan, che introduce tra le altre cose un impiego dello zoom tra i più efficaci della storia del cinema. Capolavoro oggi raramente proiettato fuori della Polonia, Il tramonto degli eroi attende ancora di essere elevato al rango di classico quale uno dei migliori film bellici mai realizzati.

Petteri Kalliomäki

 

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