MossoMosso – Jean Rouch comme si…

Jean-André Fieschi

Prod.: AMIP, La Sept Arte, INA. Beta SP. D.: 73’.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Il film si apre con un estratto di Moi, un noir (1958): Oumarou Ganda racconta a Petit-Jules (e forse inventa davanti a noi) la sua guerra d’Indocina: “Tutto questo non è niente, Petit-Jules, tutto questo non è niente…” Un mattino di febbraio 1997, alla terrazza del Café Bullier a Montparnasse, Jean Rouch inzuppa il suo terzo croissant nella sua grande tazza di caffé nero. Monologa: “Dai Dogon ho imparato una regola di vita straordinaria, che finalmente è senza dubbio la mia regola di vita: fare come se quello che si racconta fosse vero… E facendo ‘come se’ credo che si sia molto più vicini alla realtà. Che ne pensi tu, compagno?” Nove mesi più tardi, sui bordi del fiume Niger, il paese dei suoi debutti, della sua “prima inquietudine etnografica”, Jean Rouch fece come se stesse girando davanti a me i dodici primi piani de La vache merveilleuse, con i suoi amici di sempre Damouré Zika, Tallou Mouzourane, il fantasma di Lam Ibrahim Dia, oggi scomparso, e che aveva immaginato la storia. Affrettiamoci: i galli della sera cantano.

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