MARIONETTEN DES TEUFELS – Prima parte

Johannes Brandt

R.: Johannes Brandt. F.: Georg Muschner. In.: Friedrich Feher, Harald Paulsen. P.: Ungo, Berlin.
L.: 1343m. D.: 75’ a 16 f/s.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Un giovane s’innamora di una ricca fanciulla che salva da un incidente causato da un cavallo imbizzarrito. Decide di sposarla ma lei rifiuta perché innamorata di un tal René, partito per un lungo viaggio in terre straniere. Lui cerca di rapirla, poi la uccide (con un mazzo di rose bianche avvelenate!) e la sostituisce con una sosia che accetta di sposarlo, ma quando tutto sembra concludersi il giovane delinquente viene arrestato. La sosia resterà presso i nuovi genitori e non tradirà il segreto. Film diviso in due parti, Marionetten des Teufels e Eine suchende Seele, di cui la seconda è perduta, è un poliziesco che ha l’andamento narrativo di un sogno e mescola figure e luoghi del feuilleton ottocentesco: la veggente, i bassifondi, l’amore, la ricchezza agognata, le morti e i miracoli di Lazzaro. Opera misteriosa e, nonostante la povertà dei mezzi, ricca di fascino.

“Personalità sfuggente e difficile da definire quella di Friedrich Fehér (Vienna 1889- Stoccarda 1950), attore, regista, scenografo, musicista: a tredici anni presenta una composizione musicale e poco più che ventenne è direttore del Renaissance Theater di Vienna. Nel 1911 debutta nel cinema come attore, protagonista di pellicole a carattere biografico come Theodor Korner o Wilhelm Tell, ma già nel 1913 passa alla regia con Das Blutgeld. Tra Berlino e Vienna, durante tutti gli anni Dieci, ora davanti ora dietro la macchina da presa, la sua attività è senza sosta ma anche senza troppo mordente. Nel 1919, Fehér viene scelto per interpretare il pazzo nella cui immaginazione prende forma l’incubo della vicenda del Caligari. […] Completamente sotto silenzio passa invece Marionetten des Teufels, dove la presenza di un doppelganger femminile fa assumere inquietanti toni onirici ad una vicenda di amore e di morte. Questo film disvela in Fehér un autore partecipe della temperie culturale dell’epoca, a torto ignorato dalle storie del cinema. […] Costretto a lasciare la Germania dopo l’avvento al potere di Hitler, Fehér si stabilisce in Gran Bretagna, dove nel 1935 realizza The Robber Symphony, scrivendone il soggetto e la suggestiva musica. Opera singolare, assai discussa, i cui motivi di interesse risiedono nell’accostamento immagine-suono e nel tono marcatamente caricaturale e volutamente memore dell’esperienza del Dreigroschenoper di Brecht e Weill, rivissuta con accenti formalistici e tardo-espressionistici”.

(Vittorio Martinelli, Cinegrafie, VI, n. 9, 1996)

 

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