L’ATALANTE

Jean Vigo

S.: Jean Guinée (pseud. di Robert de Guichen). Sc.: Jean Vigo, Albert Riéra. F.: Boris Kaufman. Scgf.: Francis Jourdain. M.: Louis Chavance. Mu.: Maurice Jaubert (canzoni: Charles Goldblatt). In.: Michel Simon (Père Jules), Jean Dasté (Jean), Dita Parlo (Juliette), Gilles Margaritis (il venditore ambulante), Louis Lefebre (il mozzo), Pierre e Jacques Prévert. P.: Jacques Louis-Nounez con Gaumont. 35mm. D.: 89’ a 24 f/s.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Tutti capiscono immediatamente che Charlot realizza determinate potenzialità del cinema, tutti ne colgono subito anche la dimensione sovversiva, onirica, poetica. Non altrettanto spesso riconosciuta è invece l’influenza del personaggio e del suo autore su L’Atalante: presenza più discreta, ma più diffusa e pregnante perché oltrepassa la semplice citazione per ispirare, a volte in modo sotterraneo e a volte a sprazzi, un desiderio, un corpo, un gesto. Dell’universo chapliniano ritroviamo subito l’interesse per i marginali, per le eccezioni alla regola, personaggi che vivono nelle periferie e sognano (come Juliette) le “luci della città”, pur rischiando una “vita da cani”. Juliette ha un progetto, contrastato, che è sempre stato anche quello di Charlot: non essere più nomade ma sedentaria, avere una casa come le altre, gettare l’ancora. [...] Allora, quando Juliette e Jean si abbracciano fino a cadere a terra, e vediamo l’ultima immagine dell’acqua, ci sorprendiamo a rivedere in sovraimpressione anche la fine di Tempi moderni, con Paulette Goddard e Charlie Chaplin che camminano insieme, mano nella mano, verso la linea dell’orizzonte.

Bernard Benoliel, in Nathalie Bourgeois, B. Benoliel, Stéfani de Loppinot, L’Atalante. Un film de Jean Vigo, Paris, Cinémathèque Français / Pôle Méditerranéen d’Education Cinématographique, 2000

Ormai è un fatto incontestato. La scuola realista francese ha trovato nella fiction fluviale le condizioni di un proprio stile che culminerà ne L’Atalante. I maggiori cineasti francesi degli anni venti offrono alla storia opere importanti tutte contrassegnate dall’acqua e i cui drammi sentimentali o familiari vengono trascinati da una corrente inarrestabile. Sullo sfondo di paesaggi che scorrono come panorami finti azionati da invisibili operatori, Renoir, Epstein, Grémillon o Antoine radunano i loro attori su chiatte-studio che scivolano realmente su veri canali e fiumi. […] Infine L’Atalante, che non avrà eguali né successori. Eppure, c’è un’immagine che ricorre in tutti (o quasi...) questi film: il marinaio che cammina sul ponte della sua chiatta in senso inverso a quello della navigazione. Straordinaria dolcezza visiva delle traiettorie che si annullano, orizzontalità commovente dello spazio, vanità pedestre del navigante, bizzarra illusione di camminare sulla superficie dei flutti, lirismo di una prua corporea che combatte contro i venti e le correnti dell’acqua... Non Titanic, ma Les Amants du Pont-Neuf! Maurice Touzé in Epstein, Georges Terof in Renoir, Dullin in Grémillon, Alcover in Antoine, Dasté in Vigo, misurano a grandi passi il loro piccolo ponte, attraversando tanti paesaggi grandiosi al di là della loro immobile locomozione. La cinegenia sarà divenuta fotogenia?

Dominique Païni, in L’Atalante. Un film de Jean Vigo

 

 

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