Ladies of Leisure

Frank Capra

T. it.: Femmine di lusso; Sog.: dalla pièce Ladies of the Evening di David Belasco e Milton Herbert Gropper; Scen.: Jo Swerling; F.: Joseph Walker; Mo.: Maurice Wright; Scgf.: Harrison Wiley; Mu.: Mischa Bakaleinikoff; Su.: John P. Livadary, Harry Blanchard; Int.: Barbara Stanwyck (Kay Arnold), Ralph Graves (Jerry Strong), Lowell Sherman (Bill Standish), Marie Prevost (Dot Lamar), Nance O’Neill (Mrs. Strong), George Fawcett (Mr. Strange), Juliette Compton (Claire Collins), Johnnie Walker (Charlie), Charles Butterworth; Prod.: Frank Capra per Columbia Pictures; Pri. pro.: 2 aprile 1930 35mm. D.: 99’. Bn.

info_outline
T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Broadway e Hollywood, commedia e woman’s film. Comunque, film di incontri destinati a durare. Il più burrascoso ha luogo già nell’ufficio di Harry Cohn, dove Capra porta il copione di Ladies of the Evening, tratto dal testo teatrale di Milton Gropper che David Belasco ha allestito, con successo, per le scene newyorkesi. Segue un brainstorming con lo staff degli sceneggiatori Columbia: a Cohn il copione piace, dunque piace a tutti. Solo un giornalista di New York, appena messo sotto contratto, smonta punto per punto l’adattamento di Capra, che lo ascolta sbalordito e furioso. Ma re Cohn capisce che il ragazzo ha stoffa, e forza i due a collaborare. Il ragazzo è Jo Swerling, che sarà d’ora in poi geniale praticante della scrittura hollywoodiana (Vicino alle stelle, Tutta la città ne parla, un passaggio attraverso Via col vento, Sangue e arena, Femmina folle) e firmerà con Capra sei film tra il 1930 e il 1932, tornando infine, per un congedo, a rifinire certi passaggi di La vita è meravigliosa. Swerling riscrive Ladies of the Evening e ne fa Ladies of Leisure, titolo provocante e amaro, donne da godere e consumare senza pensiero, party girls che concedono le schiene nude a improvvisati colpi di pennello, nel corso di feste dove convivono, in alcolica promiscuità, le élite newyorkesi del denaro e dell’arte. La Depressione non è ancora arrivata a Hollywood, e nemmeno in certe scenografiche mansarde del diciottesimo piano. “I’m a party girl, you know what I mean”: a definirsi così è la stessa Kay Arnold, libera eroina dalla battuta tagliente, ignara che il destino voluto da Gropper/Swerling/Capra le farà correre il rischio di ritrovarsi nel cliché “signora delle camelie”, donna-perduta-ma- votata-al-sacrificio. Kay è Barbara Stanwyck, l’altro magico incontro che ha luogo su questo set: “Donna sensibile, molto intelligente, fisicamente attraentissima”, scriverà vent’anni dopo Pietro Bianchi, e anche Capra la pensa così, se Ladies of Leisure dà il via a un tormentato romance privato e a un intenso sodalizio tra regista e attrice. La frenesia jazz delle prime scene declina nel sentimentalismo spudorato del finale, che Stanwyck sostiene con il “remarkable modernism” (Pauline Kael) della sua recitazione; il cuore del film è però tutto nell’atelier di Ralph Graves, artista innamorato e rampollo di famiglia milionaria, che in Stanwyck trova la sua modella e musa. Il sonoro agli esordi affronta impavidamente le sfide e gli inciampi d’un dialogo serrato, ma come spesso accade in questi anni, la sequenza più bella è muta: la pioggia che batte sulle grandi vetrate, Stanwyck intravista mentre si spoglia e s’infila in un pigiama di lui, tutto è desiderio confuso e struggente. Fotografa Joseph Walker, già maestro di piogge e di stelle e di luci: sono questi gli anni in cui Capra sostiene che “per la resa finale di un film, nessuno conta quanto il direttore della fotografia”.

Paola Cristalli

Copia proveniente da