La Nouvelle Vague par elle-même

Robert Valey, André S. Labarthe

Prod.: AMIP, La Sept Arte, INA. Beta SP. D.: 57’.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Derogando al principio della collezione che s’interessa abitualmente ad un cineasta e alla sua opera, La Nouvelle Vague par elle-même, realizzato nel 1964, cerca di rendere conto di questo formidabilemovimento che ha scosso e rinnovato il cinema francese. Una riedizione di queste interviste a caldo di tredici cineasti fra cui Claude Chabrol, Jean Rouch, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, François Truffaut, Agnès Varda…

“In Francia si crede ai generi, si pensa che in una tragedia si debba piangere e sferrare delle coltellate e che in una commedia si debba ridere e dare calci nel didietro. Allora quando Shakespeare è arrivato con le due cose insieme, per molto tempo è stato considerato un selvaggio e un personaggio volgare. E, fatte le debite proporzioni, modestamente, è un po’ quello che è accaduto con certi film, con i tre quarti della produzione della Nouvelle Vague, la cui ambizione è giustamente quella di mescolare i generi e di mischiare le carte e nulla impedisce che uno che ha ricevuto un calcio nel didietro non possa ricevere tre minuti dopo una coltellata. (…)
Questo [Les Carabiniers, 1963] è un film contro la guerra. Ci sono due film sulla guerra che non hanno funzionato: c’è il mio, Les Carabiniers, e il film di Dewever, Les Honneurs de la guerre: erano due film sinceri e molto semplici sulla guerra e sono stati delle catastrofi, mentre tutti gli altri film, come The Longest Day (Il giorno più lungo) e gli altri, sono stati dei successi formidabili, perché le persone amano molto i film di guerra, amano molto veder massacrare le persone e torturare le donne, violentare delle vecchie e quant’altro, tutto questo piace molto, ma dev’essere per la salvezza della patria. In quei due film invece si dimostrava che la stupidità della guerra deriva dalla stupidità della gente, allora credo che non si siano fidati, non hanno avuto voglia di vederli”.

Jean-Luc Godard, estratto dal suo intervento nel film, tr. it. in Cinema, del nostro tempo, a cura di Flavio Vergerio, CSC-Editrice Il Castoro, Milano, 1998

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