LA MAISON DU MYSTÈRE – Ep. 3: L’Ambition du service de la haine

Alexander Volkoff

Sog.: dal romanzo omonimo (1921) di Jules Mary. Scen.: Alexandre Volkoff e Ivan Mozžuchin. F.: Joseph-Louis Mundwiller, Fédote Bourgassoff. Scgf.: Ivan Lochakoff, Edouard Gosch. Int.: Ivan Mozžuchin (Julien Villandrit), Charles Vanel (Henri Corradin), Nicolas Koline (Rudeberg), Hélène Darly (Régine de Bettigny), Francine Mussey (Christiane), Sylvia Grey (Marjorie), Simone Genevois (Christiane bambina), Bartkévitch (Marjory), Wladimir Strijewski (Pascal giovane), Claude Bénédict (Général de Bettigny). Prod.: Film Albatros. 35mm. L.: 784 m. D.: 35’ a 20 f/s. Bn e col

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Julien Villandrit è proprietario di una fabbrica tessile il cui direttore, Henri Corradin, è suo amico d’infanzia. I due amano la stessa donna, Régine de Bettigny, che accetta di sposare Villandrit. Folle di gelosia, Corradin userà ogni mezzo per distruggere la loro unione. Tradimenti, tragedia, separazioni strazianti, colpi di scena, l’amore ne uscirà vittorioso?
Fino a poco tempo fa i film a episodi non avevano nemico più agguerrito di me. Fuggivo dalle sale in cui erano proiettati, mi rifiutavo di andare a vedere anche una sola delle innumerevoli parti delle innumerevoli avventure che compongono uno di questi film. Innegabilmente, da qualche tempo qualcosa è cambiato. […]
La Maison du mystère ha compiuto la mia conversione. Lì non si tratta più di allungare il brodo con situazioni strampalate, avventure straordinarie, eroine ammazzate dieci volte e dieci volte resuscitate, bensì di realizzare un adattamento molto chiaro del romanzo di Jules Mary. Una scienza del ritmo, dell’intensità, della verosimiglianza e una fotografia molto bella in cui abbondano le trovate ingegnose caratterizzano la regia di Monsieur Volkoff, che ha diretto in modo ammirevole i suoi interpreti.

L’Habitué du Vendredi, “Cinémagazine”, 23 marzo 1923

C’è di tutto in questo film: pagine di tristezza e di sofferenza morale, peripezie commoventi e vertiginose in sommo grado; drammi avvincenti; un misto di criminali e di spiriti eletti: tutto ciò che serve ad avvincere, conducendo l’anima attraverso le emozioni più varie. Aggiungiamo che alcuni di questi aspetti denotano un’attenzione per l’arte e la novità cui il cinema non è ancora abituato. […] Nella composizione e nelle luci tutto è studiato. Controluci dai contrasti assoluti, a creare silhouette di personaggi e oggetti che costituiscono una felice innovazione. Talvolta intere inquadrature sono similmente ricalcate in guisa di ombre, e sullo sfondo si animano le gradazioni di luce, si rincorrono le mezzetinte. Sembra che alcuni scorci siano stati ricostruiti, come un tempo solevano fare i paesaggisti.

Georges-Michel Coissac, “Le Cinéopse”, marzo 1923

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