La Fée aux fleurs

Gaston Velle

Prod.: Pathé Frères 35mm. L.: 147 m. Pochoir / Stencil. 

info_outline
T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Gli inizi, 1895-1905

Pare che film colorati a mano esistessero prima del cinematografo. Si racconta che nel 1894 la signora Edison in persona abbia colorato a mano la danza della farfalla di Annabelle per il Kinetoscope di Edison. Annabelle era una delle innumerevoli imitatrici della danzatrice Loïe Fuller, che nel 1892, a Parigi, suscitò grande scalpore con le sue danze serpentine e della farfalla usando la proiezione di luci colorate sui drappeggi di stoffa del costume, a sua volta ritmicamente mosso da bastoni. Così, i primi colori nei film imitavano l’uso pionieristico dell’illuminazione di scena adottato da Loïe Fuller. In altri esempi delle origini il colore è usato per esprimere antichi spettacoli visivi e luministici come in Feu d’Artifice (1905) e giochi d’acqua illuminati come in Les Grandes Eaux à Versailles (1904). I film a colori più importanti degli inizi sono quelli fantastici, del genere “Scènes à trucs et transformations”. Fiamme colorate di giallo acceso o di arancione annunciano la magia diabolica dell’apparizione o della trasformazione. Poi c’erano i generi in bianco e nero del film dal vero e delle scene comiche (si trovano delle copie a colori ma sono delle eccezioni, quasi degli errori). Il colore infatti distrarrebbe dal fascino del “Phantom Ride” (Viaggio in treno in Norvegia, 1909) attraverso dei tunnel, con la sua alternanza di chiaro-scuro oppure dal dinamismo di risse e devastazioni (Two Naughty Boys, 1909). I film storici, con le loro scenografie e costumi sontuosi, tendono alla policromia: è infatti soprattutto in questo genere che tra il 1905 e il 1906 la colorazione a pochoir sostituirà quella manuale.
Attorno al 1905 si leggono per la prima volta nei cataloghi Pathé indicazioni come “cette bande ne se vend qu’en couleurs” (Le Langage des fleurs, 1905) e il decennio che va dal 1905 al 1915 è senza dubbio il più ricco di colori e sistemi di colorazione di tutta la storia del cinema.

I colori del 1909

Nel 1909 i film escono sul mercato in sei varianti di colore: bianco e nero (“film nero”, “noir”), colorazione policroma a pochoir (“coloritura”, “coloris”), viraggio monocromatico, imbibizione monocromatica, viraggio a più colori o imbibizione a più colori; nei cataloghi di vendita, queste ultime quattro varianti venivano offerte tutte sotto la stessa indicazione di “viraggio”. Grazie ai cataloghi si possono conoscere anche i supplementi di prezzo per la colorazione. Nel 1907-1908 un film “nero” costava in Italia 1.5 Lire al metro (1 Marco in Germania). Per il “viraggio” – quindi imbibizione o viraggio in uno o più colori – il rincaro di  prezzo era del 10% mentre per la colorazione a pochoir era del 50%. Nel 1909, la più antica tecnica di colorazione, quella della colorazione a mano, è pressoché scomparsa. E non si riscontra ancora, almeno non nei circa 400 film visionati, la combinazione prediletta dopo il 1910 di viraggio e imbibizione con il suo seducente effetto multicolore.

Nel 1909, la colorazione a pochoir è di rigore nelle ultime superbe féeries: è una delle raison d’être di questo genere, che sarà fra poco rimpiazzato da film in costume, con un comparabile effetto di messe in scena sfarzose e d’incantesimo dell’immaginario (Voyage sur JupiterVisite historique à Versailles). Questa lussuosa colorazione policroma viene preferita anche per riprese in terre esotiche (Trois amis). Si noti che nelle produzioni particolarmente “preziose” della Casa Pathé veniva utilizzata per la colorazione a pochoir un’immagine neutra che, di scena in scena, passava dal bianco e nero al viraggio seppia (un esempio spettacolare lo si è visto nel programma 1908 dell’anno scorso, con la bella copia di Samson, dalla Collezione Komiya di Tokyo).

Il viraggio monocromo blu veniva impiegato per paesaggi notturni, acquatici o innevati, mentre il viraggio verde monocromo per gli ambienti boschivi. Gli studi contemporanei notano come i film virati spesso risultino “magri”, “scarsi”.

L’imbibizione monocroma sottolineava l’unità di tempo e luogo e così facendo anche la prestazione artistica degli acrobati (L’Homme qui marche sur sa tête); il tono dorato dell’imbibizione in questo film corrisponde alla luce artificiale dei fastosi lampadari. Il cambio del colore dell’imbibizione di scena in scena, invece, come in Les surprises d’amour, aiuta lo spettatore a seguire senza problemi i cambi di luogo dell’azione. I colori nei film del 1909 non hanno una codificazione sistematica, ma sono tutt’altro che casuali.

Mariann Lewinsky

Copia proveniente da