Josef von Sternberg, een retrospektieve

Harry Kümel

F.: Ghislain Cloquet; Int: Josef von Sternberg, Dorothée Blank; Prod.: Jacques Ledoux, Denise Delvaux, BRT. 16mm. D.: 75’.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

All’epoca dell’omaggio e della retrospettiva di Josef von Sternberg al festival di Mannheim, nel 1966, Harry Kümel aveva fatto la conoscenza del cineasta e gli aveva espresso la propria ammirazione. Kümel, che realizzava per la televisione fiamminga (BRT) delle lunghe interviste con grandi cineasti, un po’ sullo stile di Cinéastes de notre temps, ebbe l’idea di invitare Josef von Sternberg a Bruxelles. Jacques Ledoux, curatore della Cineteca Reale del Belgio, anch’egli grande ammiratore del maestro, si unì a questa impresa. Io ero all’epoca un giovane produttore che lavorava al servizio film della televisione. Per alcuni giorni accompagnammo Josef von Sternberg a Bruxelles, gli facemmo visitare il Museo Wiertz, gli facemmo scoprire Félicien Rops, poi vennero i momenti delle interviste serie. La mia prima sorpresa fu di vedere un signore di piccola statura, agile, assai taciturno, parco delle sue emozioni, e di una modestia che mi sembrava inattesa per un grande regista hollywoodiano. Ben presto, l’immagine stereotipata del grande regista hollywoodiano svanì. Harry Kümel aveva tenuto a riceverlo all’aeroporto nella VIP-Room. Avrebbe voluto anche un tappeto rosso… Ma la Sabena si domandava chi fosse questa celebrità sconosciuta. Fortunatamente il prestigio della televisione arrotondava gli angoli. Io avevo aspettato il loro arrivo nell’atrio dell’hotel, ed essendo lunga l’attesa, mi ero messo a leggere: i ricordi dell’infanzia viennese di Arthur Schnitzler. Dopo, prendendo un caffé, von Sternberg mi domandò se poteva prendermi il libro (era in tedesco) perché il soggetto lo interessava enormemente. Beninteso glielo donai seduta stante. All’improvviso percepii anche che questo piccolo signore era rimasto malgrado tutto molto viennese. Il piccolo sorriso ironico all’angolo delle labbra non riusciva sempre a dissimulare un fondo di asprezza – ben comprensibile – in merito alla sua carriera. Sotto il suo aspetto calmo e riservato si nascondevano dei sentimenti e delle emozioni più forti di quanto si potesse sospettare (se ne scoprono delle tracce nella corrispondenza con la critica tedesca Frieda Grafe che data di quell’epoca ed è stata pubblicata postuma a cura di suo marito Enno Patalas nel decimo volume dei suoi scritti). Così, durante la colazione, von Sternberg non riusciva a capire perché, in questo grande hotel, non potesse ottenere… un succo di pompelmo invece di un succo d’arancia. La sua modestia era senza dubbio anch’essa… viennese. Perché a sentirlo tutti i suoi film erano stati fatti con le sue mani. Si era tentati di crederlo, tanto profondo era il suo interesse per tutto ciò che lo circondava. Così al ristorante si domandava all’improvviso come fosse stato fabbricato il tavolo intorno a cui prendevamo posto, che genere di lavoro di falegnameria l’avesse reso possibile…Venne il momento che temevamo di più perché né Harry né io avevamo il temperamento da giornalisti d’assalto! Io addirittura detestavo intervistare i cineasti. Intrattenersi con Truffaut, Tati o Resnais era un autentico piacere… ma dal momento che la macchina da presa si metteva in moto, un pudore e un rispetto per l’intimità mi impedivano di porre delle domande, che d’altronde mi sembravano tutte stupide. Sì, e allora monsieur von Sternberg, Marlene?… Lungo silenzio, poi un gesto teatrale e senza dubbio ripetuto spesso, di von Sternberg che trae dal suo gilet l’orologio, e mostra con un ampio gesto e senza commenti la catena d’oro: le lettere che formano i due nomi erano articolate fra gli anelli. Beninteso il quadro avrebbe potuto appartenere a… una scena in un film di von Sternberg! Qualche mese più tardi, Josef von Sternberg moriva. Alla partenza aveva donato a Jacques Ledoux un autoritratto…

Eric De Kuyper

Copia proveniente da