INRI – DIE KATASTROPHE EINES VOLKES

Ludwig Beck

R.: Ludwig Beck. F.: Franz B. Seyr. In.: Ria Mabeck (Tatjana), Dorian René (Dmitij), Gil de Costa (Alexej). P.: Cinescop. L.: 1583m., 81’ a 16 f/s.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Ancor oggi quasi sconosciuto, INRI fu il primo film prodotto dalla casa di produzione tedesca Cinescop di Monaco. La nuova compagnia desiderava creare un suo stile specifico, lo stile Cinescop, che rompesse radicalmente con la traduzione teatrale, enfatizzando il ruolo della messa in scena e il lavoro della macchina da presa. Il regista Ludwig Beck rifiutava attori con esperienza teatrale, preferendo i non professionisti che poteva plasmare fino a farli diventare veri attori di cinema. Beck credeva che questo potesse portare ad una forma pura dell’espressione cinematografica. Anche le tematiche ricorrenti del film hanno un aspetto visionario, in accordo con le avventure altamente simboliche di Dmitrij Kowalew, studente russo autore di un trattato idealistico di legge ed economia. Le sue idee vengono plagiate dal diabolico Alexej, che le utilizza per i propri scopi e tenta di sconvolgere Dmitrij e pervertire le sue speranze utopiche di pace per l’umanità. L’azione ci trasporta dalla Russia all’Italia, a Parigi, alle montagne del Caucaso. Dmitrij sopravvive a una vita di intrighi e tragedie, senza mai vacillare nel tentativo di aiutare il prossimo. Girato nel 1919-20, agli albori della rivoluzione russa, in un periodo di grande sconvolgimenti in Germania, marcati dalla rivolta Spartachista, Die Katastrophe eines Volkes sembra essere stato ben accolto dal pubblico e dalla critica contemporanei. Venne distribuito dall’Ufa, fenomeno insolito per un film bavarese. I recensori apprezzarono il film a diversi livelli: la splendida fotografia del capo operatore Franz B. Seyr; le sensazionali scene del circo e dell’incendio al teatro; le scene di massa realistiche; la recitazione, specie quella di Ria Mabeck; e lo stile sperimentale del film, incluso un utilizzo avanguardistico di doppio e triplo split screen”.

(Catherine A.Surowiec, The European Film Archives at the Crossroads, Lisbona, The Lumière Project, 1996)

Copia proveniente da

Restauro realizzato da

PROJECTO LUMIÈRE

Restauro realizzato con il contributo del Projecto Lumière