Il piccolo garibaldino

Prod.: Cines 35mm. L. or.: 242 m. L.: 224 m. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Nell’autunno del 1908 la stampa cinematografica specializzata annuncia con enfasi l’arrivo sugli schermi italiani dei pregevoli “film d’arte” provenienti dalla Francia: secondo le previsioni L’ArlesienneL’EmpreinteL’Assassinat du duc de Guise riscuotono il meritato successo di pubblico e critica; solo qualche mese più tardi anche l’Italia può vantare una casa di produzione che, sull’esempio delle francesi S.C.A.G.L. e Film d’Art, intende realizzare unicamente film a soggetto storico – letterario. Viene infatti costituita a Roma la Film d’Arte Italiana, società statutariamente legata alla Film d’Art e alla Pathé Frères, che nel 1909 avvia una prestigiosa produzione di “films artistiche”, con soggetti tratti da celebri opere letterarie e teatrali. Nel primo anno di attività la F.A.I. porta nelle sale italiane CarmenOtello e La signora delle camelie dall’omonimo romanzo di Alexandre Dumas figlio. Il tanto agognato sodalizio tra cinema e arte sembra ormai fatto compiuto e se in Francia illustri drammaturghi come Edmond Rostand prestano la loro opera al cinematografo, in Italia la S.A.F.F.I. – Comerio si assicura, proprio nel 1909, la collaborazione di Gabriele D’Annunzio, mentore indiscusso della scena culturale nazionale. La febbre dell’arte contagia ben presto l’intero movimento cinematografico italiano con il lancio delle riduzioni cinematografiche dei capolavori di Schiller (La campana, Cines e L’ostaggio, Ambrosio), di Dumas (La signora di Monserau e I tre moschettieri, Cines), di Defoe (Il naufrago, Ambrosio), di Gautier (Capitan Fracassa, Pasquali & Tempo), di Balzac (Spergiura!, Ambrosio).

Il cinematografo affronta senza timori le vette siderali della letteratura di ogni tempo: le tragedie shakespeariane diventano soggetti privilegiati tanto che l’Itala nel 1909 produce Giulio Cesare, mentre la Cines e la F.A.I. portano rispettivamente sullo schermo Macbeth e Otello; nello stesso anno sempre la Cines si misura con Alessandro Manzoni (L’Innominato) e la S.A.F.F.I. – Comerio addirittura con Dante Alighieri (Saggi dell’Inferno dantesco).

Ma non è solo la letteratura ad accendere gli entusiasmi di produttori e pubblico: il cinema si dimostra una volta di più macchina del tempo in grado di riesumare dal passato vicende storiche e gesta eroiche. Con una sorta di resurrezione archeologica si riportano alla luce (dei proiettori…) i miti dell’antica Grecia e i drammi dell’epoca romana; nel buio delle sale si rianimano le congiure di palazzo del Rinascimento, riprendono vita le glorie e le tragedie della Rivoluzione francese e dell’epopea napoleonica.

La Storia proiettata nel presente: è questo il miracolo del cinematografo, tanto più se il passato è prossimo; in accordo con il motto “dilettare ed istruire” caldeggiato dalla stampa specializzata e dalle istituzioni statali, le imprese degli eroi del Risorgimento italiano diventano soggetti cinematografici e film come Il piccolo garibaldino e Il conte Confalonieri, martire dell’indipendenza italiana contribuiscono non poco a rafforzare tra il pubblico popolare che affolla le sale quel sentimento di identità nazionale che nell’Italia di inizio ’900 si dimostra ancora fragile ed incerto.

Giovanni Lasi

 

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